martedì 4 settembre 2007

google nella bufera



Google nella bufera!
Google si è impegnato a rimuovere la propaganda nazista da YouTube dopo numerose proteste giunte dalla Germania, in particolare da jugendschutz.net, un organismo statale tedesco che monitora Internet.

Molti dei video incriminati, apparsi sul sito di proprietà di Google, sono opera del gruppo musicale estremista Landser, al bando in Germania dal marzo 2005.

Oltre ad ascoltare le canzoni del gruppo, si possono vedere immagini di svastiche accompagnate da testi che esaltano il nazismo e le sue dottrine razziste e antisemite. Su YouTube si possono trovare anche film della propaganda nazista, come il famigerato "Suess l'ebreo".


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alice ci riprova



Alice VoIP abilitata "d'ufficio"!
Dal prossimo 1 ottobre le linee telefoniche virtuali aggiuntive di Alice Voce, cioè le linee telefoniche che Telecom Italia mette a dispozione degli utenti Adsl per effettuare telefonate illimitate locali e nazionali in modalità Voip, saranno abilitate a chiamare le numerazioni speciali. Si tratta in pratica degli 899 e simili.

Chi vorrà chiederne la disabilitazione a titolo gratuito dovrà chiamare il numero 187, con le stesse modalità previste per le linee telefoniche tradizionali.

Telecom Italia sceglie la strada della disabilitazione su richiesta e non il contrario: cioè rendere le linee tutte disabilitate a queste pericolose numerazioni, e abilitarle solo su esplicita e diretta richiesta dell'abbonato.


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sony ci riprova...



Chiavette USB a rischio di attacco!
I software contenuti nelle chiavette Usb di fascia alta vendute da Sony, possono esporre i computer ad attacchi da parte degli hacker. E' quanto sostengono i ricercatori di due aziende di sicurezza per Internet.

La chiave Usb di Sony, MicroVault Usb, e il fingerprint reader contengono un software che crea una directory nascosta sul disco fisso del computer, secondo quanto sostengono i ricercatori dell'azienda finlandese F-Secure Corp, in un commento che è apparso sul blog della società.

Il commento apparso sul blog della F-Secure riferisce che la società ha cercato di contattare Sony prima di avvisare i consumatori sul problema del software, ma che la compagnia non ha risposto.

Un portavoce di Sony, ha detto di non poter immediatamente rilasciare un commento sulla vicenda.


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MP3 gratis



MP3 gratis su WE7.com
WE7.com è un portale Web 2.0 based che permette ai propri utenti di scaricare in via del tutto legale moltissime canzoni in formato MP3 libere anche da DRM, ovviamente previa registrazione al sito. Il trucco c'è e si vede: ogni brano viene corredato da uno spot pubblicitario che secondo gli organizzatori permetterebbe di alimentare il business.

E' disponibile tanta buona musica, ma mancano ancora all'appello le grandi firme del pop/rock internazionale che sicuramente darebbero al portale WE7.com l'impennata di click che merita, ma al momento riteniamo che si tratti solo di una buona idea.


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ufo a haiti



Netvibes (77)
UFO a Haiti, il video del momento

Paolo Attivissimo, Aug 28, 2007 09:59:00 GMT
Svelato il mistero degli UFO in video... o almeno questo è quello che vogliono farvi credere

Spopola in Rete, con oltre 3,2 milioni di contatti, un video di YouTube che sembra mostrare inequivocabilmente un sorvolo da parte di veicoli alieni in quel di Haiti. A differenza di molti altri filmati analoghi, qui gli oggetti si vedono in dettaglio. Cosa c'è sotto?

Cominciamo guardando il video:



Nel corso della diretta radio, esamineremo indizi e circostanze di questo filmato che ha subito scatenato in Rete la discussione ufologica. Come si indaga su un caso del genere? Sembra che ci sia ben poco a cui attaccarsi, ma un po' di esperienza e di buon senso permette di fare molte scoperte interessanti.

I primi sintomi della vera natura di questo video sono nell'audio: che senso ha che la persona fuori campo gridi dopo che sono comparsi gli "UFO" e dopo che ha iniziato la ripresa?

Secondo indizio: come mai i giornali haitiani o almeno il popolo dei blogger locali non parlano di quello che dovrebbe essere un evento straordinario?

Ma la smentita definitiva arriva in un modo molto semplice: basta risalire alla versione originale del video, quella pubblicata per prima dall'utente Youtube barzolff814, e immettere il suo nome in Google per trovare un articolo del Los Angeles Times che spiega l'arcano: barzolff814 è lo pseudonimo di un animatore digitale professionista che lavora nel settore da un decennio: ci ha messo 17 ore usando un laptop e programmi di animazione tridimensionale comunemente disponibili.


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google e drm 2



Netvibes (79)
Google Video restituirà tutto

Secondo il blog ufficiale di Google, chi ha acquistato video da Google Video riceverà un rimborso completo sulla propria carta di credito anziché cinque dollari in buoni acquisto di Google. La scadenza dei video, lucchettati con il DRM, è stata inoltre prorogata di sei mesi.

Un cambiamento significativo rispetto alle intenzioni iniziali, ma gli aspetti riguardanti il DRM non cambiano: questo episodio è la dimostrazione che chi compra musica e video lucchettati con sistemi anticopia è alla mercé del venditore e non è mai veramente libero di fruire di quello che ha comprato.


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google e drm



Netvibes (79)
Gioie del DRM: clienti paganti bidonati da Google Video
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A Ferragosto, Google chiuderà il servizio a pagamento di Google Video e chiunque abbia acquistato video lucchettati da questo servizio non potrà più vederli. E non c'è assolutamente nulla da fare per cambiare le cose.

Questa, in sintesi, la lezione più bruciante ed esemplare di cosa significa il DRM: l'arroganza del potere applicata al mondo digitale. Quello che rende ancora più irritante la notizia è la fonte di questo sopruso: Google, il dittatore illuminato della Rete, la società che non sbaglia un colpo, il colosso che ci dovrebbe aiutare a sconfiggere il monopolio di zio Bill.

Forse è ora di svegliarsi e capire che Google è come tutte le altre aziende: non fa beneficenza, e se deve scegliere fra i propri interessi e quelli dei suoi clienti, sceglie i propri senza batter ciglio, e al diavolo la Difesa della Cultura Digitale e tutte quelle fesserie con cui spesso i pensatori della Rete imbellettano le dispute online.

Qui trovate la mail di annuncio della chiusura: chi ha pagato non potrà più vedere i video a partire dal 15 agosto. Trovate altri dettagli qui e qui, e un articolo profetico di Cory Doctorow qui. Ai clienti verranno dati cinque dollari di rimborso, da spendere nei siti convenzionati con il sistema di pagamento Google Checkout. Entro 60 giorni.

Questo è quello che chi è contrario al DRM paventava da tempo: comperando musica o video lucchettati, l'acquirente si espone alla revocabilità dei suoi diritti di visione o ascolto. Il DRM che consente il ritiro dei diritti di fruizione, come quello di Google Video, è equivalente a un poliziotto privato che ti entra in casa e ti porta via i libri che hai comprato e che credevi di possedere per sempre. E lo fa perché gli gira così, punto e basta. E tu, misero cliente, devi stare zitto e non fiatare, altrimenti sei un pirata, un sovversivo.

Per citare una celebre battuta, Google è come Darth Vader: "Ho cambiato le regole del nostro accordo. Prega che non le cambi ancora".

Aggiornamento (2007/08/22)
Google ha cambiato le regole dell'accordo. Ora sono leggermente migliori, ma la sostanza non cambia. I dettagli sono qui


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chi cambia le voci di wikipedia?



Netvibes (80)
Chi modifica la Wikipedia non è anonimo: i lettori sorvegliano

E' stato da poco rilasciato su Internet un servizio, Wikiscanner di Virgil Griffith, che permette a chiunque di identificare l'origine delle modifiche fatte alle voci dell'enciclopedia libera Wikipedia.

Le sorprese non si sono fatte attendere: fra gli autori di varie modifiche sono emersi la CIA, il Vaticano, la Reuters, la Disney e la BBC, identificati in base agli indirizzi IP dei computer dai quali sono state effettuate le alterazioni.

Fra l'altro, alcune delle alterazioni scoperte sono decisamente discutibili: tutt'altro che le normali revisioni e correzioni apportate dagli utenti. Per esempio, come segnalato da BoingBoing, Wired e Sydney Morning Herald, dei computer associati alla CIA sono stati l'origine di quasi trecento modifiche ad argomenti vari, compreso il presidente iraniano (al quale è stato aggiunto un "Wahhhhh" derisorio). Un computer situato al Vaticano è stato usato per cancellare riferimenti a prove che collegano Gerry Adams, il leader del movimento Sinn Fein, a un duplice omicidio di vari decenni fa.

Sarebbe interessante, inoltre, scoprire chi è il "rispettato giornalista italiano" nella cui voce di Wikipedia qualcuno, da un computer delle Nazioni Unite, ha inserito la qualifica di "razzista promiscuo". E qualche burlone alla BBC ha cambiato le cause delle palpitazioni cardiache dell'ex primo ministro britannico Blair da "caffé forte ed esercizio intenso in palestra" a "vodka e superlavoro in camera da letto"; per non parlare del computer della BBC dal quale il secondo nome del presidente Bush è stato "corretto" da Walker a Wanker (termine scurrile sul quale lascio al lettore ogni ulteriore indagine... solitaria) e di quello della Reuters che ha aggiunto "omicida di massa" alla descrizione di Bush.

Ma i nomi delle organizzazioni che hanno tentato di usare la Wikipedia per rifarsi una verginità o denigrare gli avversari non finiscono qui: Microsoft, il Congresso USA, la Diebold (coinvolta nello scandalo delle bacatissime macchine per il voto elettronico negli Stati Uniti), la catena di supermercati Wal-Mart, e così via. Buona caccia con il Wikiscanner.
I potenti, o coloro che si credono tali, faranno quindi bene a non tentare di autoincensarsi su Wikipedia, perché i lettori, a differenza che in passato con gli altri media, possono controllare chi effettua o commissiona le modifiche. Internet cambia davvero le carte in tavola: i sorveglianti diventano sorvegliati.


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skype bloccato per colpa di microsoft



Netvibes (83)
Skype tira in ballo Microsoft per il blackout
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Panico generale: da giovedì scorso, e per ben due giorni, i milioni di utenti di Skype, il popolarissimo programma di telefonia via Internet, si sono trovati tutti zittiti. Impossibile connettersi; i pochi che ci riuscivano non trovavano i propri amici e contatti. Ora le cose si sono sistemate, ma chi si era affidato a Skype per risparmiare sulla bolletta telefonica e per stabilire nuove amicizie s'è trovato tagliato fuori e ha avuto una buona occasione per riflettere su quanto era diventato importante l'uso di questo servizio.

Sono circolate le teorie più disparate: dal possibile attacco informatico al sabotaggio da parte delle compagnie telefoniche tradizionale, insidiate dal successo della telefonia via Internet. Il blog ufficiale di Skype, tuttavia, punta il dito contro un "colpevole" ben diverso: Microsoft.

Zio Bill è un colpevole involontario, s'intende: in realtà è stato soltanto il fattore scatenante di una serie di disguidi dovuti a falle del software di Skype.

In sintesi, il 16 agosto Microsoft ha rilasciato il blocco mensile di aggiornamenti del proprio software. Questo ha causato il riavvio pressoché simultaneo di milioni di computer in giro per il mondo, molti dei quali hanno installato Skype, configurandolo per riconnettersi automaticamente al circuito Skype dopo un riavvio.

L'elevatissimo numero di tentativi di riconnessione simultanei, combinato con una carenza di risorse di rete P2P, ha sovraccaricato Skype. Sovraccarichi di questo genere vengono normalmente gestiti dal software di Skype, che però conteneva un difetto che non era mai stato rilevato prima e che è emerso soltanto in queste condizioni molto particolari.

Secondo il blog di Skype, la causa del collasso è stata "identificata esplicitamente all'interno di Skype", e non ci sono stati pericoli per la sicurezza degli utenti: "Possiamo confermare categoricamente che non sono state ascritte attività ostili e che la sicurezza dei nostri utenti non è mai stata in pericolo".

Per evitare che il pasticcio si ripeta al prossimo aggiornamento di Microsoft, previsto per la fatidica data dell'11 settembre (un martedì, proprio come sei anni fa), "Skype ha identificato e già introdotto varie migliorie nel proprio software per garantire che i nostri utenti non verranno colpiti allo stesso modo nell'improbabile ipotesi che si verifichi di nuovo questa combinazione di eventi".

Speriamo in bene. Ora il servizio ha ripreso a funzionare egregiamente, ma la relativa reticenza delle fonti ufficiali di Skype lascia chiaramente spazio a dubbi e ipotesi alternative. GigaOm ha una discussione tecnica molto interessante sull'argomento, che ipotizza il coinvolgimento dei supernodi della rete Skype oltre che dei server di autenticazione di Skype.

L'architettura della rete, insomma, non è così distribuita e peer-to-peer come potrebbe sembrare; a questo punto diventa interessante valutare anche alternative come Gizmo, che nei giorni del blackout ha avuto un'impennata di iscritti davvero spettacolare. Gizmo è multipiattaforma e, a differenza di Skype, è basato su standard aperti; inoltre e integra varie funzioni supplementari che in Skype si pagano a parte, come la registrazione delle chiamate.

La lezione di questo blackout è che la popolarità, su Internet, si acquisisce in fretta, ma si perde altrettanto rapidamente.

Grazie a Inchiostro Simpatico per i dettagli tecnici della vicenda.


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lunedì 3 settembre 2007

google come darth feder



Netvibes (85)
A Ferragosto, Google chiuderà il servizio a pagamento di Google Video e chiunque abbia acquistato video lucchettati da questo servizio non potrà più vederli. E non c'è assolutamente nulla da fare per cambiare le cose.

Questa, in sintesi, la lezione più bruciante ed esemplare di cosa significa il DRM: l'arroganza del potere applicata al mondo digitale. Quello che rende ancora più irritante la notizia è la fonte di questo sopruso: Google, il dittatore illuminato della Rete, la società che non sbaglia un colpo, il colosso che ci dovrebbe aiutare a sconfiggere il monopolio di zio Bill.

Forse è ora di svegliarsi e capire che Google è come tutte le altre aziende: non fa beneficenza, e se deve scegliere fra i propri interessi e quelli dei suoi clienti, sceglie i propri senza batter ciglio, e al diavolo la Difesa della Cultura Digitale e tutte quelle fesserie con cui spesso i pensatori della Rete imbellettano le dispute online.

Qui trovate la mail di annuncio della chiusura: chi ha pagato non potrà più vedere i video a partire dal 15 agosto. Trovate altri dettagli qui e qui, e un articolo profetico di Cory Doctorow qui. Ai clienti verranno dati cinque dollari di rimborso, da spendere nei siti convenzionati con il sistema di pagamento Google Checkout. Entro 60 giorni.

Questo è quello che chi è contrario al DRM paventava da tempo: comperando musica o video lucchettati, l'acquirente si espone alla revocabilità dei suoi diritti di visione o ascolto. Il DRM che consente il ritiro dei diritti di fruizione, come quello di Google Video, è equivalente a un poliziotto privato che ti entra in casa e ti porta via i libri che hai comprato e che credevi di possedere per sempre. E lo fa perché gli gira così, punto e basta. E tu, misero cliente, devi stare zitto e non fiatare, altrimenti sei un pirata, un sovversivo.

Per citare una celebre battuta, Google è come Darth Vader: "Ho cambiato le regole del nostro accordo. Prega che non le cambi ancora".


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l'uomo che si ridusse i pollici



Netvibes (86)
Vediamo se riesco a prevenire l'arrivo nei media italiani di una bufala decisamente originale. Un articolo del North Denver News dell'8 agosto scorso ha descritto il caso di Thomas Martel, un ventottenne dai pollici molto grandi che se li è fatti ridurre chirurgicamente per poter usare i moderni cellulari con tutti i loro minuscoli bottoni e con i loro schermi sensibili al tatto, come quello del suo nuovo iPhone.

Martel, riferisce l'articolo, aveva problemi a toccare i tasti giusti e perdeva in continuazione gli stili utilizzati da alcuni cellulari. Ha dichiarato che la procedura è stata costosa, ma conta di recuperare la spesa nell'arco di dieci o quindici anni; e la frustrazione eliminata, chiaramente, non ha prezzo.

Il medico, il dottor Robert Fox Spars, è il creatore della procedura, secondo l'articolo, denominata whittling: una piccola incisione su entrambi i pollici e la limatura delle ossa, seguite da un'attenta correzione dei muscoli delle dita e dalla correzione delle unghie.

E' tutta una burla: l'articolo era costellato di indizi (non ci sono muscoli nei pollici e l'operazione con relativa convalescenza avrebbe richiesto molto più tempo di quello per il quale è stato disponibile l'iPhone), ma questo non ha impedito a molti di cascarci, come testimonia per esempio questa ricerca in Google.

Dopo pochi giorni di frenetico passaparola su Internet, il North Denver News ha deciso che era il caso di fermare la notizia prima che se ne perdesse il controllo e ha pubblicato la smentita. Si trattava di satira sul fatto che la società americana accetta tranquillamente la chirurgia plastica e la "deformazione decorativa" del corpo umano per motivi di vanità ma non per altre ragioni più pratiche e sull'ossessione per la tecnologia trasformata in oggetto di moda e tifoseria.

Si è trattato anche di un piccolo esperimento sociale: una dimostrazione efficace di quanto siano poco scettici i lettori, cosa che in questo momento (in cui si consultano sempre più le fonti online, comprese quelle prive di garanzie) può comportare errori dalle conseguenze molto serie. Quindi in futuro, mi raccomando, siate più cauti anche nei confronti delle notizie pubblicate dai media tradizionali: chiedetevi sempre se la notizia ha perlomeno una propria coerenza interna.


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second life crack virtuale



Netvibes (88)
Il mondo virtuale di Second Life emula quello reale in tutto e per tutto, comprese le crisi di panico dei correntisti che hanno depositato soldi nelle banche virtuali di Second Life. Soldi veri, perché questo mondo virtuale ha una moneta propria, il Linden dollar, convertito attualmente a circa 269 per un dollaro USA (vero), e per mettere soldi virtuali nel conto virtuale della banca virtuale bisogna convertire denaro reale oppure fare compravendite vantaggiose all'interno di Second Life.

Tutto bello, tutto multimediale, tutto entusiasmante, ma cosa c'è dietro la facciata? Il sito australiano The Age riferisce che Ginko Financial, la più grande banca virtuale di Second Life, ha congelato tutti i conti il 9 agosto scorso perché i correntisti hanno cercato in massa di ritirare i propri fondi. Sono a rischio alcune centinaia di migliaia di dollari. Dollari veri, s'intende.

Ginko è di proprietà di un brasiliano, Andre Sanchez. Ha attratto i correntisti offrendo lo 0,1% giornaliero di interessi, pari al 44% annuo: un classico sintomo di qualcosa che non quadra. Ginko asserisce di avere 18.000 correntisti e fondi versati pari a 700.000 dollari statunitensi reali. Adesso ha smesso di accettare versamenti, ha bloccato tutti i prelievi e ha convertito i saldi dei conti in titoli virtuali, che ora sono trattabili presso una delle Borse virtuali di Second Life, anch'essa gestita da un singolo individuo, l'australiano Luke Connell. In questo momento i titoli vengono scambiati a un valore molto più basso di quello nominale, per cui venderli significa una perdita netta per i correntisti.
La causa del crack, secondo Ginko, è stata la decisione di vietare il gioco d'azzardo all'interno di Second Life a seguito di nuove norme federali statunitensi. Se non ci fosse stato il panico conseguente a questa decisione, non ci sarebbero stati problemi, sembra suggerire Ginko, e la promessa è che se gli investitori terranno duro, tutto tornerà come prima.

C'è chi però non condivide tanto ottimismo e mette in guardia gli utenti contro le trappole della finanza virtuale, come Reuters, che ricorda che Ginko è esente dalle normali regolamentazioni e non è sottoposta alle verifiche ispettive che caratterizzano una banca vera. C'è chi si spinge oltre e definisce Ginko una piramide di denaro.

Non è la prima volta che il sistema economico virtuale di Second Life viene colpito da problemi che si ripercuotono anche nella vita reale. A fine luglio, la Reuters ha segnalato il furto di 12.000 dollari reali da parte di un ex dipendente della Borsa virtuale World Stock Exchange, perpetrato tramite la rete di bancomat virtuali di Second Life.


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Universal senza DRM


Dopo EMI, anche Universal molla i lucchetti anticopia. Per prova

La Universal, la più grande delle case discografiche mondiali, svolgerà una sperimentazione vendendo via Internet brani di migliaia di album di artisti come Sting, Stevie Wonder, Black Eyed Peas e 50 Cent senza sistemi anticopia (DRM) dal 21 agosto prossimo al 31 gennaio 2008. Lo riferisce per esempio FindLaw e BoingBoing.

Le vendite, però, non passeranno attraverso il colosso della musica online iTunes di Apple, ma saranno gestite direttamente dai siti Web dei singoli artisti e da vari rivenditori online, come Amazon, Google, i supermercati Wal-Mart e altri. Slashdot segnala che i brani saranno disponibili anche in versione a 256 kbps.

Anche Universal, come EMI, ha finalmente visto la luce e ha capito che il DRM è male, che trattare il cliente come un ladro fino a prova contraria è stupido e oltretutto soffoca le vendite legali? Improbabile. La ragione più plausibile è che vendere senza lucchetti è l'unico modo per contrastare il sostanziale monopolio dell'iPod e di iTunes di Apple nel mondo della musica scaricata, cosa che EMI non ambisce a fare. EMI, infatti, veicola i propri brani senza DRM attraverso iTunes. Universal, invece, vuole fare a meno di Apple.

BoingBoing riassume molto chiaramente il problema di Universal e delle case discografiche in generale: lo strapotere di Apple nel settore dei lettori musicali.

L'iPod è in grado di riprodurre due tipi di musica: quella menomata con il DRM di Apple e gli MP3. Se [siete una casa discografica e] volete menomare la vostra musica usando il DRM di Apple, dovete dare ad Apple il controllo totale sui prezzi delle vostre canzoni. Nessun altro negozio può veicolare la musica menomata da Apple. Ogni volta che noi [consumatori] acquistiamo una canzone menomata da Apple, diventa più difficile e costoso passare a prodotti alternativi rispetto all'iPod e a iTunes.

Per le etichette discografiche ci sono due sole opzioni [per essere presenti sugli innumerevoli iPod]: vendere musica menomata da Apple e aumentare il controllo di Apple sul commercio di musica online, oppure vendere musica non menomata. La musica non menomata (MP3 e altri file aperti) è superiore alla versione menomata: la si può suonare su un maggior numero di dispositivi ed è più versatile. Nessun cliente cerca musica perché è menomata: il DRM non fa vendere la musica. Nessuno dei clienti di iTunes ha comprato musica perché la voleva lucchettata all'iPod e non funzionava sui lettori della concorrenza.

Chi non vuole pagare la musica non fa altro che scaricarla dal P2P, dove è già disponibile gratis senza DRM. Se [una casa discografica] vuole convincere la gente a comprare musica, non può cominciare rendendola peggiore della versione gratuita: per cui è inevitabile che la Universal alla fine assuma quest'atteggiamento. Non vende tracce senza DRM tramite iTunes (dove Apple fa pagare un sovrapprezzo del 30%), ma lo fa tramite i concorrenti di Apple. Però, dato che sono tracce MP3, funzionano in iTunes e sugli iPod, per cui i clienti Apple possono avere brani degli artisti Universal che sono compatibili con i loro iPod a 99 centesimi di dollaro, senza DRM.

Un portavoce di Universal, Peter LoFrumento, ha detto che invece la casa discografica ha escluso Apple dalla vendita per tenerlo come "gruppo di controllo" col quale valutare l'effetto dell'iniziativa sui prezzi, sulla pirateria e sulle vendite. Certo, come no. Molto diplomatico.


domenica 2 settembre 2007

gmail bucato



Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Paolo Attivissimo, Aug 07, 2007 11:18:00 GMT
Usi il Wifi in giro? Occhio agli spioni, ti rubano la posta e l'identità

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "pietrom****" e "flzgrl".

La conferenza di sicurezza informatica Defcon tenutasi pochi giorni fa a Las Vegas ha visto riuniti alcuni dei migliori smanettoni del mondo per presentare le loro scoperte. Son dolori per tutti: una delle segnalazioni più clamorose è la facilità con la quale si può non soltanto intercettare una connessione a Internet effettuata in un luogo pubblico tramite i tanti siti Wifi di alberghi, locali e Internet café, ma addirittura assumere l'identità dell'intercettato, raccogliere le sue informazioni personali, leggere la sua posta e sostituirsi a lui o lei in tutto e per tutto, senza conoscere alcuna password.

Robert Graham, della Errata Security, ha dimostrato spettacolarmente l'efficacia della propria tecnica d'intrusione prendendo il controllo di una sessione Web di Gmail e leggendo la posta della vittima durante la sua presentazione. Ha poi ripetuto la dimostrazione per i giornalisti rubando l'account di posta sacrificale di George Ou di ZDNet. Le foto sono qui.

L'attacco si basa sul fatto che la maggior parte degli accessi Wifi pubblici o a pagamento lavora senza cifratura, per semplicità, per cui il flusso di dati grezzo trasmesso via radio è intercettabile da chiunque sia dotato di un normale laptop con scheda Wifi e di un apposito programma sniffer che legge e decifra i dati che girano in chiaro nell'etere. Graham ha usato Ferret su Windows, ma ci sono moltissimi altri programmi analoghi, quasi tutti gratuiti e per tutti i principali sistemi operativi.
In sé questa non è una novità: da anni si sa che usare un Wifi non cifrato è un rischio. La novità è che Graham ha dimostrato che pescando dal flusso di dati i cookie (file temporanei mandati dai vari siti per gestire le sessioni), basta immettere questi cookie nel proprio browser (usando un apposito programma scritto da Graham, di nome Hamster, mostrato in azione nella foto tratta da TGdaily.com) per assumere l'identità della vittima o spiarne l'attività e la corrispondenza presso qualsiasi sito che gestisca le sessioni tramite cookie non cifrati: Gmail, Google Maps (per sapere dove abita la vittima rubandone i luoghi preferiti), Myspace, Hotmail, Facebook e tanti altri. Non occorre conoscere né nome utente, né password.

La falla, secondo Graham, sta nel fatto che le sessioni di questi siti non sono cifrate completamente: lo sono soltanto all'inizio, quando ci si collega e si immettono i propri codici d'accesso. Da quel punto in poi, le sessioni proseguono in chiaro, sfruttando i cookie come chiavi di sessione per "garantire" (si fa per dire) l'identità dell'utente.

I rimedi sono di vario genere. Chi sa usare una shell protetta (Secure Shell, SSH) o una rete privata virtuale (Virtual Private Network, VPN) è bene che la usi: evitare gli accessi Wifi non cifrati è comunque altamente consigliabile; e in ogni caso la sessione andrebbe cifrata interamente ove possibile. Per esempio, Gmail non cifra la sessione se vi si accede digitando http://mail.google.com, ma lo fa se si digita https:// al posto di http://.

Purtroppo la maggior parte degli utenti non sa neppure di essere esposta a questo genere di rischio e quindi dissemina infinite tracce della propria identità che chiunque può raccogliere. Non sapendolo, non sa neanche di dover prendere delle contromisure, e i siti hanno la loro parte di responsabilità nel non gestire di default le sessioni usando la cifratura.