giovedì 27 dicembre 2007

Sony ci riprova

Sony ci riprova. La lezione non è bastata, quando di fronte al mondo intero ha fatto una figuraccia andando a inserire, all'insaputa degli utenti che vedevano alcuni DVD pubblicati dal colosso multimediale, niente meno che un rootkit nei loro computer.

Ora Sony ha pensato bene di immettere nel mercato un particolare chiavetta USB denominata "Sony MicroVault USM-F" contenente una serie di software preinstallati, uno dei quali dovrebbe servire a creare una cartella nascosta in cui l'utente può inserire dati sensibili.

Peccato che per nascondere questa cartella (dentro quella di Windows) la tecnica usata sia sempre quella, un rootkit che manipola abilmente il sistema e nasconde le traccie della presenza di Sony.

Insomma, un nuovo invito a virus e malware vari.

Grazie Sony!




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domenica 4 novembre 2007

Il caso Peppermint 4



Caso Peppermint: violata la privacy degli utenti con la complicità del provider? - Hardware Upgrade - Il sito italiano sulla tecnologia - www.hwupgrade.it
Caso Peppermint: violata la privacy degli utenti con la complicità del provider?
Roberto Colombo
“Peppermint e Wind sembrano volersi accordare internamente per evitare il giudizio nel caso di violazione della privacy degli utenti, che ormai si trascina da qualche settimana”


Il caso Peppermint riserva ogni giorno sviluppi e non sembra che questi vadano in una direzione favorevole al consumatore. Per capire la vicenda conviene fare un salto indietro di qualche giorno.

A inizio maggio Adiconsum aveva segnalato il caso: in pratica l'etichetta discografica tedesca Peppermint Jam Records GmbH ha accusato migliaia di utenti di aver violato la legge, condividendo illegalmente file di cui la società detiene i diritti di autore. In pratica i consumatori sono stati controllati nel loro uso personale del web con la complicità del provider, e pare che siano stati condivisi i dati relativi ai movimenti effettuati dagli utenti, all'oscuro di questi ultimi.

L'etichetta discografica ha chiesto agli utenti interessati un risarcimento di 400 euro per concludere in modo semplice la vicenda, con l'impegno a non ripetere l'illecito. Adiconsum ha già chiesto l'immediato intervento del Governo, che nel suo programma elettorale aveva previsto l'abolizione della legge Urbani, per tutelare i cittadini colpiti dalla violazione della privacy.

La vicenda è finita in tribunale, ma in questa sede il tribunale ha considerato l'indirizzo IP, che identifica univocamente l'utente all'accesso alla rete, come un dato non sensibile e quindi non sottoposto alla tutela della privacy.

Come riporta l'associazione consumatori 'Il Tribunale ha quindi considerato lecita l’intercettazione degli indirizzi IP effettuata da parte della società svizzera Logistep su incarico della casa discografica tedesca Peppermint ai fini di tutelare l’attività commerciale legata ai diritti d’autore, ordinando agli Internet service provider di fornire i dati anagrafici degli utenti identificati'.

L'associazione si è costituita in giudizio per l'udienza in programma oggi, per difendere i diritti dei cittadini, ma proprio quest'oggi ha dchiarato essere venuta a conoscenza dell'accordo in corso tra Peppermint e Wind, la quale 'dichiarava la propria volontà di comunicare alla Peppermint gli indirizzi fisici dei consumatori titolari di indirizzi IP, intercettati dalla società Logistep, società svizzera. Per tali motivi, Wind e Peppermint chiedevano la cessazione della materia del contendere'.

É stato chiesto l'intervento del Garante della privacy, ma pare che al momento la cosa non abbia sortito effetti. Staremo a vedere come si concluderà questo caso, che come spesso accade vede insinuarsi nei buchi o nelle pieghe della legislazione soggetti che mirano ad approfittare delle zone d'ombra per il proprio interesse.


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Il caso Peppermint 3



MegaLab.it - Caso Peppermint, interviene il Garante
Forse stavolta i “diskografiken” l’han fatta grossa: l’autorità italiana si è schierata dalla parte degli utenti, per indagare eventuali violazioni nella raccolta di indirizzi IP e corrispondenti nominativi dei 4.000 condivisori italiani.

Chiamato in causa più volte, evocato ed invocato da più parti, finalmente il Garante della Privacy italiano decide di intervenire direttamente nella intricata questione sollevata dalle 4000 richieste di pizzo spedite in questi giorni dallo studio legale bolzanese M&R (rif. P2P, individuati quasi 4.000 condivisori italiani) ad altrettanti utenti di P2P del bel paese.

Il Garante si è costituito "in giudizio presso il Tribunale di Roma nelle cause intentate dalla Peppermint nei confronti di gestori telefonici allo scopo di identificare alcune migliaia di utenti", si legge nel comunicato diffuso dall'autorità di controllo. "La decisione del Garante - dice ancora il comunicato - nasce dalla volontà di verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali".

Qualcosa dunque puzza nell'operato di Peppermint, e il Garante vuole vederci chiaro: un suo intervento era già stato richiesto dal Tribunale di Roma in prima istanza, e non avendo ricevuto risposta durante la seconda istanza quest'ultimo ha deciso di sua sponte di obbligare Telecom e gli altri ISP coinvolti nel caso a rivelare i nominativi dietro gli indirizzi IP alla casa discografica Peppermint.

La decisione di costituirsi parte civile al fianco degli utenti arriva quindi da lontano, ed è stata richiesta, oltre che dal Tribunale interessato del caso, anche dal senatore dei Verdi e membro della Governance di Internet in seno al Ministero dell'Innovazione Fiorello Cortiana, che ha tra l'altro rinnovato l'appello alcuni giorni or sono, con una lettera in cui esortava il Garante a contrastare la "prima ed autentica schedatura di massa" costituita dall'individuazione non autorizzata dei 3.636 utenti condivisori.

Nel mentre, il "caso" è esploso in tutta la sua gravità: danno notizia dell'iniziativa del Garante i telegiornali, i giornali nazionali e la Reuters, mentre P2P Forum Italia ospita l'intervento di chi, tra i 4.000 destinatari della raccomandata estorsiva, non intenda pagare ma ribattere per le rime all'iniziativa di Peppermint. Emergono poi i dettagli sul come Logistep AG, la società svizzera di cui si è servita l'etichetta tedesca, abbia individuato gli IP degli utenti.

"Il programma 'File Sharing Monitor' versione 1.3", si legge in un PDF che circola in rete inerente un altro caso in cui è stata precedentemente coinvolta Logistep, "è una versione modificata del client per le reti eDonkey e Gnutella 'Shareaza' versione 2.1.0". Invece di ricevere e scambiare dati, il software elvetico si è limitato a registrare diligentemente gli IP dei condivisori di particolari brani musicali di proprietà di Peppermint, costituendo un database che è stata la base per l'invio delle famigerate raccomandate in tutta Italia.

La situazione, ad ogni modo, si complica sempre di più: l'entrata in gioco del Garante introduce un possibile elemento destabilizzante nella "americanata" di Peppermint e relativi legali, e rafforza la posizione di chi sostiene l'illegalità della raccolta degli indirizzi IP e i relativi nominativi dei proprietari. Tanto più che, sostengono gli esperti, un semplice IP non identifica necessariamente il proprietario del terminale usato per la presunta violazione, né il semplice possesso del suddetto offre garanzie certe su chi abbia realmente condiviso i presunti brani illegali sulle reti di P2P.

Per chi volesse discutere della questione, è disponibile il topic apposito sul MegaForum. Un interessante approfondimento giuridico del caso Peppermint e le sue possibili implicazioni per utenti e accusatori è stato in questi giorni pubblicato da Punto Informatico, a cura degli avvocati di Consulente Legale Informatico.it.


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Il caso Peppermint 1



Sono 3.636 i nominativi che Telecom Italia dovrà fornire entro 15 giorni alla società discografica di Hannover Peppermint Jam Records Gmbh, nomi di utenti Internet italiani e clienti Telecom che, secondo l'azienda tedesca, tramite le piattaforme di sharing hanno posto in condivisione un gran numero di brani musicali protetti da diritto d'autore e senza autorizzazione.

La consegna dei dati è stata decisa da una ordinanza del Tribunale di Roma (procedimento n. 81901/2006) con cui si è ribaltata una precedente sentenza che avrebbe invece consentito a Telecom di evitare il passaggio di quelle informazioni. I dati raccolti da Peppermint consistono sostanzialmente nel numero IP degli utenti che, ponendo in condivisione i propri file tramite piattaforme come eMule o BitTorrent, sono stati "intercettati". A svolgere questo lavoro di individuazione dei file abusivi è stata la svizzera Logistep, da tempo già impegnata anche in altri paesi per conto di produttori non solo di musica ma anche di film, videogame e via dicendo.

"Analizziamo tutte le più note piattaforme - spiega il direttore generale di Logistep Richard M. Schneider a Punto Informatico - come eMule, eDonkye o BitTorrent, non ci occupiamo di chi scarica perché ci focalizziamo su chi pone in condivisione materiale abusivo. In questo caso possiamo dire che mediamente abbiamo rilevato tra i 20 e i 30 file caricati e messi a disposizione di tutti dagli utenti"."È la prima volta che tante persone in Italia vengono individuate - spiega a Punto Informatico l'avvocato Otto Mahlknecht, che per conto di Logistep-Peppermint ha seguito il caso - ed accade perché la direttiva europea cosiddetta IP enforcement ha aumentato i diritti dei danneggiati. In Italia è stata recepita ed ora per i provider diventa obbligatorio fornire i dati personali degli utenti" in caso di contestazione da parte dei detentori dei diritti.

L'ordinanza nei fatti riconosce queste novità e stabilisce una sorta di dovere di collaborazione degli ISP, un dovere che in precedenza i provider avevano solo rispetto all'intervento delle forze dell'ordine o di pubbliche autorità, e che ora invece è esteso anche a soggetti privati come, appunto, i discografici.

Il caso Peppermint, scaturito da una denuncia dello scorso settembre, rigettato a fine novembre ed ora invece promosso a pieni voti dal Tribunale romano, è stato istruito sulla base del lavoro di scouring di Logistep: collegandosi con i propri software scovafile alle maggiori reti di sharing, i tecnici dell'azienda hanno individuato una quantità di file che ritengono corrispondenti a musica Peppermint.

"Un'operazione - spiega Mahlknecht a PI - del tutto legittima sotto il profilo della privacy, come esplicita peraltro l'ordinanza stessa. Le persone che si collegano a quei circuiti e mettono in condivisione la propria cartella con i file, di fatto autorizzano che questa venga utilizzata da altri utenti", o da software come quello Logistep. "Un software - sottolinea il legale - che opera in modo del tutto diverso a certi altri programmi utilizzati negli USA, non invade in alcun modo il PC e non lede alcun diritto", semplicemente registra la tipologia e quantità dei file e l'indirizzo IP corrispondente. "Per verificare che si tratta di un file abusivo - aggiunge Schneider - si esegue un download di test, si verifica il valore hash del file. I nostri sistemi di verifica, già collaudati in diversi paesi, come Germania, Austria o Polonia, permettono di individuare con assoluta certezza quale sia l'origine del file."

Ma cosa accadrà ai 3.600 e rotti utenti italiani? Logistep-Peppermint, confida il legale a Punto Informatico, non è intenzionata ad aggredire questi utenti, piuttosto intende sfruttare quanto accaduto per inviare un messaggio alla comunità dello sharing e del peer-to-peer, che i discografici vorrebbero sensibilizzare ad un uso più consapevole degli strumenti di condivisione. L'idea dei produttori è quella ripetuta come un mantra da anni dall'intero settore, ovvero che l'uso abusivo delle piattaforme P2P si traduce in enormi danni per l'industria e per gli autori.

"Le persone - spiega Mahlknecht - riceveranno una diffida e una richiesta di cancellazione dei file. Inoltre dovranno promettere (con una scrittura privata, ndr.) che non metteranno più a disposizione opere protette da diritto d'autore". Tutto qui? Non proprio: verrà anche loro chiesto di versare quella che il legale definisce "modesta somma", un quantum nell'ordine delle centinaia di euro, denari che saranno utilizzati per compensare il lavoro tecnico e quello legale dietro l'iniziativa di Peppermint. "Non sono cifre - sottolinea il legale - equiparabili a quelle che richiedono ad esempio negli Stati Uniti", come a dire che sì, una punizione ci vuole ma che sia più che altro una sanzione simbolica, una sorta di avvertimento.

La legge italiana sul diritto d'autore, come noto, consente di procedere penalmente e civilmente contro chi pone in condivisione opere protette ma è una strada, assicura l'avvocato di Peppermint, che l'azienda prenderà in considerazione solo se qualcuna delle persone individuate non vorrà accettare la via indicata dal discografico tedesco.
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1925032

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Il caso Peppermint 2



Caso Peppermint: il garante della Privacy si costituisce in giudizio - Il Sole 24 ORE

Caso Peppermint: il garante della Privacy si costituisce in giudizio

Il Garante della privacy si costituisce in giudizio presso il Tribunale di Roma nelle cause che la società Peppermint Jam Records ha avviato nei confronti di gestori telefonici per identificare «alcune migliaia di utenti» a cui ha chiesto un risarcimento danni per aver condiviso via Internet file musicali nei siti cosiddetti «peer to peer» (2P2).
La decisione dell'Authority presieduta da Francesco Pizzetti, riferisce una nota, nasce dalla volontà di «verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali».
Nei mesi scorsi diversi utenti italiani che utilizzano sistemi di file sharing (condivisione) si sono visti recapitare, dopo che l'autorità giudiziaria aveva imposto ad alcuni gestori telefonici la comunicazione dei loro dati identificativi, raccomandate da parte della casa discografica Peppermint con richieste di risarcimento del danno per violazione del diritto d'autore.
L'Autorità Garante ha deciso anche di «richiedere a diverse società interessate e a gestori telefonici tutti gli elementi utili per una piena valutazione del caso».

La vicenda, dai contorni orwelliani prende le mosse dalla dencucia di Altroconsumo, la quale ha scritto all'Autorità garante per la protezione dei dati personali denunciando le modalità illegali, dai contorni orwelliani, attraverso cui la Peppermint GmbH, casa discografica tedesca, ha raccolto circa 4.000 indirizzi IP di utenti italiani in Rete, intimando loro di pagare 330 euro per aver condiviso dei file musicali in Rete.
A darne notizia è la stessa associazione spiegando che molti consumatori si sono rivolti ai giuristi di Altroconsumo denunciando il fatto di aver ricevuto una lettera da uno studio legale di Bolzano con la quale si richiede il risarcimento per una presunta violazione della legge sul diritto d'autore ai danni della società discografica tedesca. La vicenda è di questi giorni - sottolinea Altroconsumo - e dimostra come la condivisione peer to peer in Rete di file audiovideo, nell'attuale quadro normativo sul diritto d'autore in evoluzione, anche a livello comunitario (con la direttiva IPRED2), e con pesanti attività di pressione da parte delle case produttrici, sia ritenuta una violazione piratesca del diritto d'autore, senza che si appuri se l'attività sia fatta non a fini commerciali, ma per fruizione personale dei contenuti.

La vocazione punitiva da parte della Peppermint è palese: il valore commerciale dei file musicali condivisi in Rete è, per unità, inferiore a un euro, ma ai singoli consumatori, condannati senza prove, ne sono richiesti 330.
L'indirizzo IP dei soggetti contattati - osserva l'associazione dei consumatori - sarebbe stato reperito attraverso l'intercettazione con un software da parte di una società appositamente incaricata, la Logistep AG, con sede legale in Svizzera. L'associazione indipendente di consumatori ricorda che non esiste correlazione diretta e provata tra indirizzo IP e identità della persona, elemento cardine, invece, dell'arbitraria richiesta di danaro da parte della Peppermint.
Nella lettera al Garante, Altroconsumo precisa che il Codice in materia di protezione dei dati personali vieta l'uso di comunicazione elettronica per accedere a informazioni archiviate nell'apparecchio terminale di un utente internet, per archiviare informazioni o per monitorare le operazioni dell'utente. L'uso della Rete in tali termini, ricorda Altroconsumo, è consentito dal Codice solo per il tempo strettamente necessario alla trasmissione della comunicazione o a fornire uno specifico servizio richiesto dall'utente. Ciò solo nei riguardi dell'utente che abbia espresso il consenso precedentemente, attraverso un'informativa dove siano indicati in modo chiaro e preciso le finalità e la durata del trattamento. Se fosse in vigore anche in Italia l'istituto giuridico della class action, Altroconsumo l'avrebbe già promossa. Altroconsumo conclude invitando il Garante a intervenire immediatamente e offrendo ai consumatori coinvolti consulenza attraverso la casella e-mail peppermint@altroconsumo.it


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sabato 3 novembre 2007

STAMPANTI LASER PERICOLOSE PER LA SALUTE (20/08)

Le stampanti laser quando stampano
emetto delle microparticelle che se inalate sono dannose come il fumo
passivo. La scoperta viene dalla Queensland University of Tecnology
dell’Australia, dove sono stati misurati i valori delle microparticelle
che si accumulano negli ambienti poco aerati in seguito alla funzione
di stampa delle macchine.

Lidia Morawska, professoressa del QUT, spiega:
"Le polveri sottili creano la maggiore preoccupazione perché possono
penetrare in profondità nei polmoni. Le particelle emesse dalle
stampanti, si liberano nell'aria, sono molto piccole, simili a quelle
del fumo della sigaretta, penetrano in profondità nei polmoni e
procurano notevoli danni.La somiglianza fra il fumo delle sigarette e
l’inalazione delle particelle che provengono dalle stampanti consiste
nella loro concentrazione negli ambienti poco aerati e nelle micro
dimensioni delle particelle


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martedì 4 settembre 2007

google nella bufera



Google nella bufera!
Google si è impegnato a rimuovere la propaganda nazista da YouTube dopo numerose proteste giunte dalla Germania, in particolare da jugendschutz.net, un organismo statale tedesco che monitora Internet.

Molti dei video incriminati, apparsi sul sito di proprietà di Google, sono opera del gruppo musicale estremista Landser, al bando in Germania dal marzo 2005.

Oltre ad ascoltare le canzoni del gruppo, si possono vedere immagini di svastiche accompagnate da testi che esaltano il nazismo e le sue dottrine razziste e antisemite. Su YouTube si possono trovare anche film della propaganda nazista, come il famigerato "Suess l'ebreo".


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alice ci riprova



Alice VoIP abilitata "d'ufficio"!
Dal prossimo 1 ottobre le linee telefoniche virtuali aggiuntive di Alice Voce, cioè le linee telefoniche che Telecom Italia mette a dispozione degli utenti Adsl per effettuare telefonate illimitate locali e nazionali in modalità Voip, saranno abilitate a chiamare le numerazioni speciali. Si tratta in pratica degli 899 e simili.

Chi vorrà chiederne la disabilitazione a titolo gratuito dovrà chiamare il numero 187, con le stesse modalità previste per le linee telefoniche tradizionali.

Telecom Italia sceglie la strada della disabilitazione su richiesta e non il contrario: cioè rendere le linee tutte disabilitate a queste pericolose numerazioni, e abilitarle solo su esplicita e diretta richiesta dell'abbonato.


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sony ci riprova...



Chiavette USB a rischio di attacco!
I software contenuti nelle chiavette Usb di fascia alta vendute da Sony, possono esporre i computer ad attacchi da parte degli hacker. E' quanto sostengono i ricercatori di due aziende di sicurezza per Internet.

La chiave Usb di Sony, MicroVault Usb, e il fingerprint reader contengono un software che crea una directory nascosta sul disco fisso del computer, secondo quanto sostengono i ricercatori dell'azienda finlandese F-Secure Corp, in un commento che è apparso sul blog della società.

Il commento apparso sul blog della F-Secure riferisce che la società ha cercato di contattare Sony prima di avvisare i consumatori sul problema del software, ma che la compagnia non ha risposto.

Un portavoce di Sony, ha detto di non poter immediatamente rilasciare un commento sulla vicenda.


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MP3 gratis



MP3 gratis su WE7.com
WE7.com è un portale Web 2.0 based che permette ai propri utenti di scaricare in via del tutto legale moltissime canzoni in formato MP3 libere anche da DRM, ovviamente previa registrazione al sito. Il trucco c'è e si vede: ogni brano viene corredato da uno spot pubblicitario che secondo gli organizzatori permetterebbe di alimentare il business.

E' disponibile tanta buona musica, ma mancano ancora all'appello le grandi firme del pop/rock internazionale che sicuramente darebbero al portale WE7.com l'impennata di click che merita, ma al momento riteniamo che si tratti solo di una buona idea.


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ufo a haiti



Netvibes (77)
UFO a Haiti, il video del momento

Paolo Attivissimo, Aug 28, 2007 09:59:00 GMT
Svelato il mistero degli UFO in video... o almeno questo è quello che vogliono farvi credere

Spopola in Rete, con oltre 3,2 milioni di contatti, un video di YouTube che sembra mostrare inequivocabilmente un sorvolo da parte di veicoli alieni in quel di Haiti. A differenza di molti altri filmati analoghi, qui gli oggetti si vedono in dettaglio. Cosa c'è sotto?

Cominciamo guardando il video:



Nel corso della diretta radio, esamineremo indizi e circostanze di questo filmato che ha subito scatenato in Rete la discussione ufologica. Come si indaga su un caso del genere? Sembra che ci sia ben poco a cui attaccarsi, ma un po' di esperienza e di buon senso permette di fare molte scoperte interessanti.

I primi sintomi della vera natura di questo video sono nell'audio: che senso ha che la persona fuori campo gridi dopo che sono comparsi gli "UFO" e dopo che ha iniziato la ripresa?

Secondo indizio: come mai i giornali haitiani o almeno il popolo dei blogger locali non parlano di quello che dovrebbe essere un evento straordinario?

Ma la smentita definitiva arriva in un modo molto semplice: basta risalire alla versione originale del video, quella pubblicata per prima dall'utente Youtube barzolff814, e immettere il suo nome in Google per trovare un articolo del Los Angeles Times che spiega l'arcano: barzolff814 è lo pseudonimo di un animatore digitale professionista che lavora nel settore da un decennio: ci ha messo 17 ore usando un laptop e programmi di animazione tridimensionale comunemente disponibili.


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google e drm 2



Netvibes (79)
Google Video restituirà tutto

Secondo il blog ufficiale di Google, chi ha acquistato video da Google Video riceverà un rimborso completo sulla propria carta di credito anziché cinque dollari in buoni acquisto di Google. La scadenza dei video, lucchettati con il DRM, è stata inoltre prorogata di sei mesi.

Un cambiamento significativo rispetto alle intenzioni iniziali, ma gli aspetti riguardanti il DRM non cambiano: questo episodio è la dimostrazione che chi compra musica e video lucchettati con sistemi anticopia è alla mercé del venditore e non è mai veramente libero di fruire di quello che ha comprato.


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google e drm



Netvibes (79)
Gioie del DRM: clienti paganti bidonati da Google Video
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

A Ferragosto, Google chiuderà il servizio a pagamento di Google Video e chiunque abbia acquistato video lucchettati da questo servizio non potrà più vederli. E non c'è assolutamente nulla da fare per cambiare le cose.

Questa, in sintesi, la lezione più bruciante ed esemplare di cosa significa il DRM: l'arroganza del potere applicata al mondo digitale. Quello che rende ancora più irritante la notizia è la fonte di questo sopruso: Google, il dittatore illuminato della Rete, la società che non sbaglia un colpo, il colosso che ci dovrebbe aiutare a sconfiggere il monopolio di zio Bill.

Forse è ora di svegliarsi e capire che Google è come tutte le altre aziende: non fa beneficenza, e se deve scegliere fra i propri interessi e quelli dei suoi clienti, sceglie i propri senza batter ciglio, e al diavolo la Difesa della Cultura Digitale e tutte quelle fesserie con cui spesso i pensatori della Rete imbellettano le dispute online.

Qui trovate la mail di annuncio della chiusura: chi ha pagato non potrà più vedere i video a partire dal 15 agosto. Trovate altri dettagli qui e qui, e un articolo profetico di Cory Doctorow qui. Ai clienti verranno dati cinque dollari di rimborso, da spendere nei siti convenzionati con il sistema di pagamento Google Checkout. Entro 60 giorni.

Questo è quello che chi è contrario al DRM paventava da tempo: comperando musica o video lucchettati, l'acquirente si espone alla revocabilità dei suoi diritti di visione o ascolto. Il DRM che consente il ritiro dei diritti di fruizione, come quello di Google Video, è equivalente a un poliziotto privato che ti entra in casa e ti porta via i libri che hai comprato e che credevi di possedere per sempre. E lo fa perché gli gira così, punto e basta. E tu, misero cliente, devi stare zitto e non fiatare, altrimenti sei un pirata, un sovversivo.

Per citare una celebre battuta, Google è come Darth Vader: "Ho cambiato le regole del nostro accordo. Prega che non le cambi ancora".

Aggiornamento (2007/08/22)
Google ha cambiato le regole dell'accordo. Ora sono leggermente migliori, ma la sostanza non cambia. I dettagli sono qui


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chi cambia le voci di wikipedia?



Netvibes (80)
Chi modifica la Wikipedia non è anonimo: i lettori sorvegliano

E' stato da poco rilasciato su Internet un servizio, Wikiscanner di Virgil Griffith, che permette a chiunque di identificare l'origine delle modifiche fatte alle voci dell'enciclopedia libera Wikipedia.

Le sorprese non si sono fatte attendere: fra gli autori di varie modifiche sono emersi la CIA, il Vaticano, la Reuters, la Disney e la BBC, identificati in base agli indirizzi IP dei computer dai quali sono state effettuate le alterazioni.

Fra l'altro, alcune delle alterazioni scoperte sono decisamente discutibili: tutt'altro che le normali revisioni e correzioni apportate dagli utenti. Per esempio, come segnalato da BoingBoing, Wired e Sydney Morning Herald, dei computer associati alla CIA sono stati l'origine di quasi trecento modifiche ad argomenti vari, compreso il presidente iraniano (al quale è stato aggiunto un "Wahhhhh" derisorio). Un computer situato al Vaticano è stato usato per cancellare riferimenti a prove che collegano Gerry Adams, il leader del movimento Sinn Fein, a un duplice omicidio di vari decenni fa.

Sarebbe interessante, inoltre, scoprire chi è il "rispettato giornalista italiano" nella cui voce di Wikipedia qualcuno, da un computer delle Nazioni Unite, ha inserito la qualifica di "razzista promiscuo". E qualche burlone alla BBC ha cambiato le cause delle palpitazioni cardiache dell'ex primo ministro britannico Blair da "caffé forte ed esercizio intenso in palestra" a "vodka e superlavoro in camera da letto"; per non parlare del computer della BBC dal quale il secondo nome del presidente Bush è stato "corretto" da Walker a Wanker (termine scurrile sul quale lascio al lettore ogni ulteriore indagine... solitaria) e di quello della Reuters che ha aggiunto "omicida di massa" alla descrizione di Bush.

Ma i nomi delle organizzazioni che hanno tentato di usare la Wikipedia per rifarsi una verginità o denigrare gli avversari non finiscono qui: Microsoft, il Congresso USA, la Diebold (coinvolta nello scandalo delle bacatissime macchine per il voto elettronico negli Stati Uniti), la catena di supermercati Wal-Mart, e così via. Buona caccia con il Wikiscanner.
I potenti, o coloro che si credono tali, faranno quindi bene a non tentare di autoincensarsi su Wikipedia, perché i lettori, a differenza che in passato con gli altri media, possono controllare chi effettua o commissiona le modifiche. Internet cambia davvero le carte in tavola: i sorveglianti diventano sorvegliati.


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skype bloccato per colpa di microsoft



Netvibes (83)
Skype tira in ballo Microsoft per il blackout
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Panico generale: da giovedì scorso, e per ben due giorni, i milioni di utenti di Skype, il popolarissimo programma di telefonia via Internet, si sono trovati tutti zittiti. Impossibile connettersi; i pochi che ci riuscivano non trovavano i propri amici e contatti. Ora le cose si sono sistemate, ma chi si era affidato a Skype per risparmiare sulla bolletta telefonica e per stabilire nuove amicizie s'è trovato tagliato fuori e ha avuto una buona occasione per riflettere su quanto era diventato importante l'uso di questo servizio.

Sono circolate le teorie più disparate: dal possibile attacco informatico al sabotaggio da parte delle compagnie telefoniche tradizionale, insidiate dal successo della telefonia via Internet. Il blog ufficiale di Skype, tuttavia, punta il dito contro un "colpevole" ben diverso: Microsoft.

Zio Bill è un colpevole involontario, s'intende: in realtà è stato soltanto il fattore scatenante di una serie di disguidi dovuti a falle del software di Skype.

In sintesi, il 16 agosto Microsoft ha rilasciato il blocco mensile di aggiornamenti del proprio software. Questo ha causato il riavvio pressoché simultaneo di milioni di computer in giro per il mondo, molti dei quali hanno installato Skype, configurandolo per riconnettersi automaticamente al circuito Skype dopo un riavvio.

L'elevatissimo numero di tentativi di riconnessione simultanei, combinato con una carenza di risorse di rete P2P, ha sovraccaricato Skype. Sovraccarichi di questo genere vengono normalmente gestiti dal software di Skype, che però conteneva un difetto che non era mai stato rilevato prima e che è emerso soltanto in queste condizioni molto particolari.

Secondo il blog di Skype, la causa del collasso è stata "identificata esplicitamente all'interno di Skype", e non ci sono stati pericoli per la sicurezza degli utenti: "Possiamo confermare categoricamente che non sono state ascritte attività ostili e che la sicurezza dei nostri utenti non è mai stata in pericolo".

Per evitare che il pasticcio si ripeta al prossimo aggiornamento di Microsoft, previsto per la fatidica data dell'11 settembre (un martedì, proprio come sei anni fa), "Skype ha identificato e già introdotto varie migliorie nel proprio software per garantire che i nostri utenti non verranno colpiti allo stesso modo nell'improbabile ipotesi che si verifichi di nuovo questa combinazione di eventi".

Speriamo in bene. Ora il servizio ha ripreso a funzionare egregiamente, ma la relativa reticenza delle fonti ufficiali di Skype lascia chiaramente spazio a dubbi e ipotesi alternative. GigaOm ha una discussione tecnica molto interessante sull'argomento, che ipotizza il coinvolgimento dei supernodi della rete Skype oltre che dei server di autenticazione di Skype.

L'architettura della rete, insomma, non è così distribuita e peer-to-peer come potrebbe sembrare; a questo punto diventa interessante valutare anche alternative come Gizmo, che nei giorni del blackout ha avuto un'impennata di iscritti davvero spettacolare. Gizmo è multipiattaforma e, a differenza di Skype, è basato su standard aperti; inoltre e integra varie funzioni supplementari che in Skype si pagano a parte, come la registrazione delle chiamate.

La lezione di questo blackout è che la popolarità, su Internet, si acquisisce in fretta, ma si perde altrettanto rapidamente.

Grazie a Inchiostro Simpatico per i dettagli tecnici della vicenda.


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lunedì 3 settembre 2007

google come darth feder



Netvibes (85)
A Ferragosto, Google chiuderà il servizio a pagamento di Google Video e chiunque abbia acquistato video lucchettati da questo servizio non potrà più vederli. E non c'è assolutamente nulla da fare per cambiare le cose.

Questa, in sintesi, la lezione più bruciante ed esemplare di cosa significa il DRM: l'arroganza del potere applicata al mondo digitale. Quello che rende ancora più irritante la notizia è la fonte di questo sopruso: Google, il dittatore illuminato della Rete, la società che non sbaglia un colpo, il colosso che ci dovrebbe aiutare a sconfiggere il monopolio di zio Bill.

Forse è ora di svegliarsi e capire che Google è come tutte le altre aziende: non fa beneficenza, e se deve scegliere fra i propri interessi e quelli dei suoi clienti, sceglie i propri senza batter ciglio, e al diavolo la Difesa della Cultura Digitale e tutte quelle fesserie con cui spesso i pensatori della Rete imbellettano le dispute online.

Qui trovate la mail di annuncio della chiusura: chi ha pagato non potrà più vedere i video a partire dal 15 agosto. Trovate altri dettagli qui e qui, e un articolo profetico di Cory Doctorow qui. Ai clienti verranno dati cinque dollari di rimborso, da spendere nei siti convenzionati con il sistema di pagamento Google Checkout. Entro 60 giorni.

Questo è quello che chi è contrario al DRM paventava da tempo: comperando musica o video lucchettati, l'acquirente si espone alla revocabilità dei suoi diritti di visione o ascolto. Il DRM che consente il ritiro dei diritti di fruizione, come quello di Google Video, è equivalente a un poliziotto privato che ti entra in casa e ti porta via i libri che hai comprato e che credevi di possedere per sempre. E lo fa perché gli gira così, punto e basta. E tu, misero cliente, devi stare zitto e non fiatare, altrimenti sei un pirata, un sovversivo.

Per citare una celebre battuta, Google è come Darth Vader: "Ho cambiato le regole del nostro accordo. Prega che non le cambi ancora".


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l'uomo che si ridusse i pollici



Netvibes (86)
Vediamo se riesco a prevenire l'arrivo nei media italiani di una bufala decisamente originale. Un articolo del North Denver News dell'8 agosto scorso ha descritto il caso di Thomas Martel, un ventottenne dai pollici molto grandi che se li è fatti ridurre chirurgicamente per poter usare i moderni cellulari con tutti i loro minuscoli bottoni e con i loro schermi sensibili al tatto, come quello del suo nuovo iPhone.

Martel, riferisce l'articolo, aveva problemi a toccare i tasti giusti e perdeva in continuazione gli stili utilizzati da alcuni cellulari. Ha dichiarato che la procedura è stata costosa, ma conta di recuperare la spesa nell'arco di dieci o quindici anni; e la frustrazione eliminata, chiaramente, non ha prezzo.

Il medico, il dottor Robert Fox Spars, è il creatore della procedura, secondo l'articolo, denominata whittling: una piccola incisione su entrambi i pollici e la limatura delle ossa, seguite da un'attenta correzione dei muscoli delle dita e dalla correzione delle unghie.

E' tutta una burla: l'articolo era costellato di indizi (non ci sono muscoli nei pollici e l'operazione con relativa convalescenza avrebbe richiesto molto più tempo di quello per il quale è stato disponibile l'iPhone), ma questo non ha impedito a molti di cascarci, come testimonia per esempio questa ricerca in Google.

Dopo pochi giorni di frenetico passaparola su Internet, il North Denver News ha deciso che era il caso di fermare la notizia prima che se ne perdesse il controllo e ha pubblicato la smentita. Si trattava di satira sul fatto che la società americana accetta tranquillamente la chirurgia plastica e la "deformazione decorativa" del corpo umano per motivi di vanità ma non per altre ragioni più pratiche e sull'ossessione per la tecnologia trasformata in oggetto di moda e tifoseria.

Si è trattato anche di un piccolo esperimento sociale: una dimostrazione efficace di quanto siano poco scettici i lettori, cosa che in questo momento (in cui si consultano sempre più le fonti online, comprese quelle prive di garanzie) può comportare errori dalle conseguenze molto serie. Quindi in futuro, mi raccomando, siate più cauti anche nei confronti delle notizie pubblicate dai media tradizionali: chiedetevi sempre se la notizia ha perlomeno una propria coerenza interna.


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second life crack virtuale



Netvibes (88)
Il mondo virtuale di Second Life emula quello reale in tutto e per tutto, comprese le crisi di panico dei correntisti che hanno depositato soldi nelle banche virtuali di Second Life. Soldi veri, perché questo mondo virtuale ha una moneta propria, il Linden dollar, convertito attualmente a circa 269 per un dollaro USA (vero), e per mettere soldi virtuali nel conto virtuale della banca virtuale bisogna convertire denaro reale oppure fare compravendite vantaggiose all'interno di Second Life.

Tutto bello, tutto multimediale, tutto entusiasmante, ma cosa c'è dietro la facciata? Il sito australiano The Age riferisce che Ginko Financial, la più grande banca virtuale di Second Life, ha congelato tutti i conti il 9 agosto scorso perché i correntisti hanno cercato in massa di ritirare i propri fondi. Sono a rischio alcune centinaia di migliaia di dollari. Dollari veri, s'intende.

Ginko è di proprietà di un brasiliano, Andre Sanchez. Ha attratto i correntisti offrendo lo 0,1% giornaliero di interessi, pari al 44% annuo: un classico sintomo di qualcosa che non quadra. Ginko asserisce di avere 18.000 correntisti e fondi versati pari a 700.000 dollari statunitensi reali. Adesso ha smesso di accettare versamenti, ha bloccato tutti i prelievi e ha convertito i saldi dei conti in titoli virtuali, che ora sono trattabili presso una delle Borse virtuali di Second Life, anch'essa gestita da un singolo individuo, l'australiano Luke Connell. In questo momento i titoli vengono scambiati a un valore molto più basso di quello nominale, per cui venderli significa una perdita netta per i correntisti.
La causa del crack, secondo Ginko, è stata la decisione di vietare il gioco d'azzardo all'interno di Second Life a seguito di nuove norme federali statunitensi. Se non ci fosse stato il panico conseguente a questa decisione, non ci sarebbero stati problemi, sembra suggerire Ginko, e la promessa è che se gli investitori terranno duro, tutto tornerà come prima.

C'è chi però non condivide tanto ottimismo e mette in guardia gli utenti contro le trappole della finanza virtuale, come Reuters, che ricorda che Ginko è esente dalle normali regolamentazioni e non è sottoposta alle verifiche ispettive che caratterizzano una banca vera. C'è chi si spinge oltre e definisce Ginko una piramide di denaro.

Non è la prima volta che il sistema economico virtuale di Second Life viene colpito da problemi che si ripercuotono anche nella vita reale. A fine luglio, la Reuters ha segnalato il furto di 12.000 dollari reali da parte di un ex dipendente della Borsa virtuale World Stock Exchange, perpetrato tramite la rete di bancomat virtuali di Second Life.


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Universal senza DRM


Dopo EMI, anche Universal molla i lucchetti anticopia. Per prova

La Universal, la più grande delle case discografiche mondiali, svolgerà una sperimentazione vendendo via Internet brani di migliaia di album di artisti come Sting, Stevie Wonder, Black Eyed Peas e 50 Cent senza sistemi anticopia (DRM) dal 21 agosto prossimo al 31 gennaio 2008. Lo riferisce per esempio FindLaw e BoingBoing.

Le vendite, però, non passeranno attraverso il colosso della musica online iTunes di Apple, ma saranno gestite direttamente dai siti Web dei singoli artisti e da vari rivenditori online, come Amazon, Google, i supermercati Wal-Mart e altri. Slashdot segnala che i brani saranno disponibili anche in versione a 256 kbps.

Anche Universal, come EMI, ha finalmente visto la luce e ha capito che il DRM è male, che trattare il cliente come un ladro fino a prova contraria è stupido e oltretutto soffoca le vendite legali? Improbabile. La ragione più plausibile è che vendere senza lucchetti è l'unico modo per contrastare il sostanziale monopolio dell'iPod e di iTunes di Apple nel mondo della musica scaricata, cosa che EMI non ambisce a fare. EMI, infatti, veicola i propri brani senza DRM attraverso iTunes. Universal, invece, vuole fare a meno di Apple.

BoingBoing riassume molto chiaramente il problema di Universal e delle case discografiche in generale: lo strapotere di Apple nel settore dei lettori musicali.

L'iPod è in grado di riprodurre due tipi di musica: quella menomata con il DRM di Apple e gli MP3. Se [siete una casa discografica e] volete menomare la vostra musica usando il DRM di Apple, dovete dare ad Apple il controllo totale sui prezzi delle vostre canzoni. Nessun altro negozio può veicolare la musica menomata da Apple. Ogni volta che noi [consumatori] acquistiamo una canzone menomata da Apple, diventa più difficile e costoso passare a prodotti alternativi rispetto all'iPod e a iTunes.

Per le etichette discografiche ci sono due sole opzioni [per essere presenti sugli innumerevoli iPod]: vendere musica menomata da Apple e aumentare il controllo di Apple sul commercio di musica online, oppure vendere musica non menomata. La musica non menomata (MP3 e altri file aperti) è superiore alla versione menomata: la si può suonare su un maggior numero di dispositivi ed è più versatile. Nessun cliente cerca musica perché è menomata: il DRM non fa vendere la musica. Nessuno dei clienti di iTunes ha comprato musica perché la voleva lucchettata all'iPod e non funzionava sui lettori della concorrenza.

Chi non vuole pagare la musica non fa altro che scaricarla dal P2P, dove è già disponibile gratis senza DRM. Se [una casa discografica] vuole convincere la gente a comprare musica, non può cominciare rendendola peggiore della versione gratuita: per cui è inevitabile che la Universal alla fine assuma quest'atteggiamento. Non vende tracce senza DRM tramite iTunes (dove Apple fa pagare un sovrapprezzo del 30%), ma lo fa tramite i concorrenti di Apple. Però, dato che sono tracce MP3, funzionano in iTunes e sugli iPod, per cui i clienti Apple possono avere brani degli artisti Universal che sono compatibili con i loro iPod a 99 centesimi di dollaro, senza DRM.

Un portavoce di Universal, Peter LoFrumento, ha detto che invece la casa discografica ha escluso Apple dalla vendita per tenerlo come "gruppo di controllo" col quale valutare l'effetto dell'iniziativa sui prezzi, sulla pirateria e sulle vendite. Certo, come no. Molto diplomatico.


domenica 2 settembre 2007

gmail bucato



Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Paolo Attivissimo, Aug 07, 2007 11:18:00 GMT
Usi il Wifi in giro? Occhio agli spioni, ti rubano la posta e l'identità

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "pietrom****" e "flzgrl".

La conferenza di sicurezza informatica Defcon tenutasi pochi giorni fa a Las Vegas ha visto riuniti alcuni dei migliori smanettoni del mondo per presentare le loro scoperte. Son dolori per tutti: una delle segnalazioni più clamorose è la facilità con la quale si può non soltanto intercettare una connessione a Internet effettuata in un luogo pubblico tramite i tanti siti Wifi di alberghi, locali e Internet café, ma addirittura assumere l'identità dell'intercettato, raccogliere le sue informazioni personali, leggere la sua posta e sostituirsi a lui o lei in tutto e per tutto, senza conoscere alcuna password.

Robert Graham, della Errata Security, ha dimostrato spettacolarmente l'efficacia della propria tecnica d'intrusione prendendo il controllo di una sessione Web di Gmail e leggendo la posta della vittima durante la sua presentazione. Ha poi ripetuto la dimostrazione per i giornalisti rubando l'account di posta sacrificale di George Ou di ZDNet. Le foto sono qui.

L'attacco si basa sul fatto che la maggior parte degli accessi Wifi pubblici o a pagamento lavora senza cifratura, per semplicità, per cui il flusso di dati grezzo trasmesso via radio è intercettabile da chiunque sia dotato di un normale laptop con scheda Wifi e di un apposito programma sniffer che legge e decifra i dati che girano in chiaro nell'etere. Graham ha usato Ferret su Windows, ma ci sono moltissimi altri programmi analoghi, quasi tutti gratuiti e per tutti i principali sistemi operativi.
In sé questa non è una novità: da anni si sa che usare un Wifi non cifrato è un rischio. La novità è che Graham ha dimostrato che pescando dal flusso di dati i cookie (file temporanei mandati dai vari siti per gestire le sessioni), basta immettere questi cookie nel proprio browser (usando un apposito programma scritto da Graham, di nome Hamster, mostrato in azione nella foto tratta da TGdaily.com) per assumere l'identità della vittima o spiarne l'attività e la corrispondenza presso qualsiasi sito che gestisca le sessioni tramite cookie non cifrati: Gmail, Google Maps (per sapere dove abita la vittima rubandone i luoghi preferiti), Myspace, Hotmail, Facebook e tanti altri. Non occorre conoscere né nome utente, né password.

La falla, secondo Graham, sta nel fatto che le sessioni di questi siti non sono cifrate completamente: lo sono soltanto all'inizio, quando ci si collega e si immettono i propri codici d'accesso. Da quel punto in poi, le sessioni proseguono in chiaro, sfruttando i cookie come chiavi di sessione per "garantire" (si fa per dire) l'identità dell'utente.

I rimedi sono di vario genere. Chi sa usare una shell protetta (Secure Shell, SSH) o una rete privata virtuale (Virtual Private Network, VPN) è bene che la usi: evitare gli accessi Wifi non cifrati è comunque altamente consigliabile; e in ogni caso la sessione andrebbe cifrata interamente ove possibile. Per esempio, Gmail non cifra la sessione se vi si accede digitando http://mail.google.com, ma lo fa se si digita https:// al posto di http://.

Purtroppo la maggior parte degli utenti non sa neppure di essere esposta a questo genere di rischio e quindi dissemina infinite tracce della propria identità che chiunque può raccogliere. Non sapendolo, non sa neanche di dover prendere delle contromisure, e i siti hanno la loro parte di responsabilità nel non gestire di default le sessioni usando la cifratura.



venerdì 24 agosto 2007

orbitfiles



Orbitfiles: 6 GB gratis per backup e filesharing | Max Laconca’s weblog
Orbitfiles: 6 GB gratis per backup e filesharing
Scritto da: Massimiliano Laconca in Internet

Logo OrbitfilesNon è mai superfluo appuntarsi l’indirizzo di un sito che sicuramente tornerà utile in più di qualche occasione.

Il nome da ricordare è Orbitfiles, per caricare i files che vogliamo condividere con qualcuno, per linkare documenti e contenuti che non riusciamo ad allegare nelle email, per eseguire semplicemente il backup del lavoro in corso…

Sempre a proposito di backup, Orbitfiles cura in automatico il salvataggio e la sincronizzazione dei files grazie ad Hercules, programmino da scaricare ed installare gratuitamente.

Un punto d’appoggio insomma, dal quale non pretenderemo la custodia in estrema privacy del numero di carta di credito, ma che certamente tornerà utile in mille altre occasioni.

Segnala


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sabato 18 agosto 2007

Wikipedia: il Vaticano e la Cia modificano voci imbarazzanti



Comincialitalia.net - Articolo: Wikipedia: il Vaticano e la Cia modificano voci imbarazzanti
Wikipedia è un enciclopedia on line multimediale, in cui basta iscriversi per aggiornarla, uno strumento di libertà come la maggior parte delle cose in internet. Ma a quanto hanno sostenuti alcuni, pare che il Vaticano e la Cia mettano il naso in Wikipedia. Il servizio segreto americano e la Santa Sede si sarebbero mossi per modificare alcune voci dell'enciclopedia telematica. A rivelarlo è la Bbc che parla di un nuovo strumento, progettato dai creatori dell'enciclopedia, per risalire agli indirizzi dei computer da cui avvengono le modifiche. Secondo questo strumento gli 007 e i vaticanisti avrebbero modificato delle voci imbarazzanti o politicamente scorrette. Interventi giudicati non proprio disinteressati e che sfruttano la peculiarità di Wikipedia, cioè il fatto di essere un'enciclopedia 'open source' in cui tutti possono avere accesso e che tutti, perciò, possono manipolare.

In particolare da un pc dell'agenzia d’intelligence americana sarebbe stata modificata la biografia del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, con l'aggiunta di un'esclamazione a mo' di sbadiglio nel passo che riguarda la sua carriera politica (l'esclamazione 'wahhhhh!' è stata inserita prima di un passaggio sulla campagna elettorale del leader iraniano). La Cia ha smentito qualsiasi tentativo di sabotaggio, ovviamente visto che l'intelligence fa qualcosa di più che sbadigli on line. Da un computer del Vaticano, invece, un'altra mano sconosciuta ha fatto sparire riferimenti imbarazzanti dalla scheda su Gerry . Adams, leader del partito cattolico nord-irlandese dello Sinn Fein, braccio politico dell'Ira fino a quando i guerriglieri non hanno deposto le armi. Il sito, chiamato Wikipedia Scanner, è un complesso strumento che permette di individuare le modifiche apportate agli oltre sei milioni di lemmi contenuti in quella che è stata definita 'la nuova frontiera democratica del sapere. "Naturalmente non possiamo sapere anche chi ci sia alla tastiera", ha precisato Virgil Griffith, ricercatore del -California Institute of Technology- che ne è l'ideatore. Dalla scheda di Gerry Adams sono state in particolare cancellate alcune righe che rimandavano a articoli di giornale pubblicati lo scorso anno stando ai quali le impronte digitali del leader cattolico sono state ritrovate su un'auto che nel 1971 venne utilizzata in un duplice omicidio. Su Wikipedia Scanner, Cia e Vaticano non sono certo i soli nomi illustri a comparire nella lunga 'lista nera' dei manipolatori occulti della celebre enciclopedia online. Ci sono governi (Usa e Portogallo), multinazionali (Microsoft) organizzazioni internazionali (Onu, Amnesty International) e il 'gotha' dei 'media' (BBC, New York Times, Reuters).

Questo dimostrerebbe maggiormente che l’informazione fa paura, che il sapere è la forma di rivoluzione pacifica. Questi aggiornamenti a Wikipedia da parte di queste “società” non sono stati fatti solo per aggiornare o aggiungere, ma per modificare voci imbarazzanti e sopratutto per cancellare. Viene rigetto. Basta fare qualche domanda in giro, chiedere commenti su questo o quello, per rendersi conto che le notizie che la gente sono quelle che sente dai vari TG. Tre minuti di notizie senza un approfondimento, senza un'opinione, e mentre la gente sta per farsi un opinione, parte un'altra notizia completamente diversa, e la cosa che ho notato è che le notizie leggere, o meglio le gossipare, vengono tenute alla fine, in modo da lasciare un attimo di spensieratezza...È difficile cercare di comprendere queste cose, la gente è obbligata ad abbassare la testa per cercare di tirare avanti e non ha tempo di soffermarsi su quello che accade. Quando trova un attimo di tempo, per cercare un po’ di liberta di pensiero va su internet, ma se anche questa isola di libertà viene contaminta, dalle organizzazioni dalle speculazioni, dalla nebbia che sta avvolgendo tutto e tutti, allora sarà davvero dura cercare di modificare le cose. Ci vuole veramente la luce di un faro che indichi la rotta e che non ci faccia incagliare e restar fermi a ristagnare.



venerdì 17 agosto 2007

Motivi per non passare a Windows Vista - 2

Il Software - IL sito italiano sul software

Secondo quanto confermato da parte di diverse fonti, Microsoft avrebbe messo a punto un programma specifico che consente di assistere tutti quei clienti aziendali che abbiano acquistato personal computer sui quali sia stato installato Windows Vista Business od Ultimate. Agli utenti insoddisfatti dell'ultimo dei sistemi operativi del colosso di Redmond verrebbe quindi concessa la facoltà di richiedere un "downgrade" gratuito a Windows XP.

Secondo il documento (ved. questo file PDF) pubblicato sul sito web ufficiale di Microsoft, gli utenti aziendali che dispongano di una licenza OEM di Windows Vista, possono installare una copia di Windows XP, ad esempio utilizzando un CD ROM già utilizzato su un altro personal computer. La fase di attivazione di XP non andrà a buon fine: a questo punto si potrà mettersi in contatto con il supporto telefonico Microsoft spiegando la volontà di effettuare un downgrade da Windows Vista. Dopo le verifiche del caso, il supporto tecnico fornirà le istruzioni per attivare la propria copia di Windows XP. Analogo programma vale ancora, addirittura, per chi desidera effettuare un downgrade da Windows XP a Windows 2000. L'iniziativa - va rammentato - è rivolta esclusivamente al mondo aziendale e soltanto per versioni di Windows per l'ambiente business.

Secondo alcune indiscrezioni, il sistema sarebbe in fase di perfezionamento in modo tale da rendere possibile alle aziende l'invio a Microsoft delle chiavi prodotto oggetto del downgrade evitando la necessità di mettersi telefonicamente in contatto, più volte, con il servizio di supporto tecnico.

giovedì 16 agosto 2007

Motivi per non passare a Windows Vista - 1


Senza pretesa di dire l'ultima parola su una questione così spinosa, ma semplicemente per esporre un punto di vista che (in questo momento) approvo, condivido questa interessante notizia.

Uno dei punti forti di Windows Vista è il nuovo look grafico in 3D denominato "Aero". La sua resa è davvero notevole ma anche le risorse hardware di cui ha bisogno sono tutt'altro che indifferenti!

Non è infatti un caso che:
- non tutte le versioni di Vista supportano Aero (ovvero: non quelle più economiche...)
- solo i nuovi PC o al limite quelli molto recenti purchè potenziati possono reggere Aero

La cosa ha fatto storcere il naso a molti, che, seppur disposti a spendere qualche centinaio di euro per comprare Vista, non sono per nulla intenzionati a dover spendere molto di più per cambiare computer! E hanno perfettamente ragione!

Solo che, riflettendo un attimo sulla cosa, appare quantomeno strano che Microsoft si giochi tanti potenziali nuovi utenti di Windows Vista perchè il suo nuovo gioiellino ha richieste così esose in termini di hardware... o no?

E se invece lo zio Bill fosse perfettamente a conoscenza di questa situazione o magari la abbia voluta lui stesso? E se fosse accaduto che si sia "impietosito" di fronte al fatto che si vendono poche macchine nuove e che quindi i produttori di hardware non si arricchiscono come lui? E se avesse voluto aiutarli un pò "costringendo" gli utenti di Vista a cambiare il loro PC pur di gustare un sistema operativo (Vista) che non può fare a meno di Aero...?

Il sospetto è assolutamente fondato sulla base di queste semplici osservazioni:

La nota azienda Sun, famosa per aver "inventato" il linguaggio Java, ha sviluppato un'interfaccia completamente diversa: finestre semitrasparenti e tridimensionali che si possono disporre di sbieco e addirittura ruotare per scrivere appunti sul retro, sfondi altrettanto tridimensionali, una barra delle applicazioni ancora più interattiva e intuitiva!

Progetti come questo dimostrano che la grafica sofisticata si può ottenere anche senza ricorrere a computer ultrapotenti come esige Windows Vista. Se poi considerate che questo video dimostrativo risale al 2003, viene proprio da riflettere, vero?

Per maggiori informazioni, date un'occhiata al sito ufficiale e al sito contenente i download per Linux, Windows XP e Solaris (alla voce 'binary downloads'). Quello per Windows pesa 52 MB, ma se non avete problemi di banda potete anche cimentarvi con il Live CD da 264 MB (solo Linux).






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mercoledì 15 agosto 2007

I sette comandamenti per la fotografia digitale

  1. non inquadrare il soggetto al centro ma al lato, secondo una proporzione di 1/3 (soggetto) + 2/3 (paesaggio)
  2. avvicinarsi al soggetto, sia come distanza sia come altezza (se è basso, inginocchiarsi; se è alto, salire su qualcosa)
  3. se il soggetto è lontano (es. paesaggio), mettere in primo piano qualcosa che faccia risaltare le distanze
  4. se il soggetto risalta poco, individuare linee nel paesaggio (non paesaggio indefinito, ok anche la linea di una strada)
  5. se un soggetto è troppo grande, coglierne un dettaglio
  6. usare il contrasto tra le diverse parti della foto, per farne risaltare solo alcune
  7. usare colori contrastanti



buco nei firewall

NAT reicht nur Daten an den PC weiter, wenn dieser sie zuvor angefordert hat. Wenn aber zwei Teilnehmer mit einem Voice-over IP-Tool wie Skype Daten austauschen wollen, treffen zunächst Daten ein, die keiner bestellt hat. Hier kommt der Skype-Server ins Spiel.
Beispiel: Anton will Paula Daten zukommen lassen. Beide haben das Programm gestartet und sich am Skype-Server angemeldet.
1. Die Vermittlungsstelle: Dieser erfährt beim Start des Tools die IP-Adressen der Router von Anton und Paula. Nun soll der gesamte Datenverkehr aber nicht über den Server laufen, sondern über eine Peer-to Peer-Verbindung. Skpye braucht also ein Loch im NAT-System, damit die beiden PCs zusammenkommen.
2. Das Loch: Antons Router erhält vom Skype-Server die IP-Adresse von Paulas Router - und er erfährt den Port, den ihr Skype-Tool für den Datenverkehr verwendet.
Antons Skype-Tool sendet nun eine beliebige Anfrage an Paulas IP-Adresse. Die Anfrage wird von Paulas NAT-System verworfen, da diese Daten vorher nicht angefordert wurden. Das ist aber egal, denn Antons NAT-System erwartet nun eine Antwort von Paula - ist also anstandslos bereit, Daten von Paula an Anton weiterzuleiten.
3. Der Verbindungsaufbau: Da Antons NATSystem angebohrt ist, kann Paulas Skype Programm die Verbindung aufbauen. Die dazu nötige IP-Adresse und den richtigen Port erfährt auch ihr Router vom Skype-Server.
Wenn er an diese Adresse Daten sendet, hält Antons NAT-System diese für eine bestellte Lieferung und leitet sie an den Rechner weiter.



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domenica 12 agosto 2007

consigli per digicam

non lasciare mai la digicam al sole, più è calda peggiore sarà il risultato, ogni tanto fare una pausa e lasciarla raffreddare
minore è il valore ISO minore sarà il rumore digitale, eventualmente correggendo il flash o il tempo di esposzione
diminuire se possibile il livello di contrasto nelle impostazioni (Scharfzeichnung)
salvare le foto in modalità raw o se non è possibile in jpg con il minor levello di compressione


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sabato 11 agosto 2007

come skype "buca" il nat

So funktioniert der Trick NAT reicht nur Daten an den PC weiter, wenn dieser sie zuvor angefordert hat. Wenn aber zwei Teilnehmer mit einem Voice-over IP-Tool wie Skype Daten austauschen wollen, treffen zunächst Daten ein, die keiner bestellt hat. Hier kommt der Skype-Server ins Spiel.
Beispiel: Anton will Paula Daten zukommen lassen. Beide haben das Programm gestartet und sich am Skype-Server angemeldet.
1. Die Vermittlungsstelle: Dieser erfährt beim Start des Tools die IP-Adressen der Router von Anton und Paula. Nun soll der gesamte Datenverkehr aber nicht über den Server laufen, sondern über eine Peer-to Peer-Verbindung. Skpye braucht also ein Loch im NAT-System, damit die beiden PCs zusammenkommen.
2. Das Loch: Antons Router erhält vom Skype-Server die IP-Adresse von Paulas Router - und er erfährt den Port, den ihr Skype-Tool für den Datenverkehr verwendet.
Antons Skype-Tool sendet nun eine beliebige Anfrage an Paulas IP-Adresse. Die Anfrage wird von Paulas NAT-System verworfen, da diese Daten vorher nicht angefordert wurden. Das ist aber egal, denn Antons NAT-System erwartet nun eine Antwort von Paula - ist also anstandslos bereit, Daten von Paula an Anton weiterzuleiten.
3. Der Verbindungsaufbau: Da Antons NATSystem angebohrt ist, kann Paulas Skype Programm die Verbindung aufbauen. Die dazu nötige IP-Adresse und den richtigen Port erfährt auch ihr Router vom Skype-Server.
Wenn er an diese Adresse Daten sendet, hält Antons NAT-System diese für eine bestellte Lieferung und leitet sie an den Rechner weiter.
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giovedì 9 agosto 2007

SUN: looking glass

Ziemlich futuristisch wirkt das Vorhaben von Sun, einen 3D-Desktop zu entwickeln.
Er soll die Art und Weise revolutionieren, wie wir mit dem PC arbeiten.
Fenster rotieren auf dem 3D-Desktop: Looking Glass Der Prototyp des 3D-Desktops trägt den Namen Looking Glass und steht zum Download zur Verfügung. Unter www.sun.com/ software/looking_glass/ gibt es zudem ein Demo-Video, das die Funktionen veranschaulicht.
Looking Glass ist ein Desktop, der nicht nur Höhe und Breite kennt, sondern auch die Tiefe. Dadurch lassen sich Programmfenster rotieren und an die Seite schieben, wenn sie gerade nicht gebraucht werden. Auf der Rückseite eines Fensters kann man sich Notizen machen.
Noch wirkt das Ganze wie eine Spielerei, aber in einigen Jahren wird man sich vielleicht fragen, wie man mal mit einem 2DDesktop auskommen konnte. Der Prototyp:
Er ersetzt unter Windows nicht den Desktop, sondern erscheint als eigenständige Anwendung.
Nur unter Linux lässt er sich als echter Desktop einsetzen. Hier können Sie auch fremde Programme starten, die nicht zum Lieferumfang der Demo gehören.

martedì 7 agosto 2007

Downgrade da Windows Vista a XP per le aziende


Il Software - IL sito italiano sul software
Secondo quanto confermato da parte di diverse fonti, Microsoft avrebbe messo a punto un programma specifico che consente di assistere tutti quei clienti aziendali che abbiano acquistato personal computer sui quali sia stato installato Windows Vista Business od Ultimate. Agli utenti insoddisfatti dell'ultimo dei sistemi operativi del colosso di Redmond verrebbe quindi concessa la facoltà di richiedere un "downgrade" gratuito a Windows XP.
Secondo il documento (ved. questo file PDF) pubblicato sul sito web ufficiale di Microsoft, gli utenti aziendali che dispongano di una licenza OEM di Windows Vista, possono installare una copia di Windows XP, ad esempio utilizzando un CD ROM già utilizzato su un altro personal computer. La fase di attivazione di XP non andrà a buon fine: a questo punto si potrà mettersi in contatto con il supporto telefonico Microsoft spiegando la volontà di effettuare un downgrade da Windows Vista. Dopo le verifiche del caso, il supporto tecnico fornirà le istruzioni per attivare la propria copia di Windows XP. Analogo programma vale ancora, addirittura, per chi desidera effettuare un downgrade da Windows XP a Windows 2000. L'iniziativa - va rammentato - è rivolta esclusivamente al mondo aziendale e soltanto per versioni di Windows per l'ambiente business.
Secondo alcune indiscrezioni, il sistema sarebbe in fase di perfezionamento in modo tale da rendere possibile alle aziende l'invio a Microsoft delle chiavi prodotto oggetto del downgrade evitando la necessità di mettersi telefonicamente in contatto, più volte, con il servizio di supporto tecnico.


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mercoledì 25 luglio 2007

L'Ipod attira i fulmini?


Tutti i lettori MP3, quelli di CD, i walkman a cassette e persino le radio tascabili, oltre che i telefoni cellulari e i monili metallici, possono avere gravi conseguenze per l'utente se un fulmine cade nelle immediate vicinanze, specialmente se questi oggetti vengono indossati all'aperto durante un temporale da una persona che suda.

Nel New England Journal of Medicine si descrivono le ustioni e i danni all'udito subìti da un paziente colpito di striscio da un fulmine mentre usava l'iPod durante una sessione di jogging fatta sotto un temporale.

Il sudore del paziente, combinato con le parti metalliche delle cuffiette, ha convogliato la corrente del fulmine caduto su un albero nelle vicinanze. Nonostante il titolo della lettera parli esplicitamente di iPod, va chiarito che il pericolo di folgorazione non è un problema specifico del lettore Apple, ma di qualsiasi dispositivo elettronico analogo nelle medesime condizioni, e la lettera lo precisa. Il paziente folgorato si è trovato con la mascella rotta (probabilmente a causa delle contrazioni muscolari indotte) e i timpani dilaniati dall'onda di pressione generatasi per via dell'espansione dell'aria presente nelle sue orecchie, riscaldata dalla corrente elettrica del fulmine. I fili del lettore hanno condotto il fulmine, causando ustioni fino al petto e alla gamba sinistra.

La lettera spiega che l'elevata resistenza elettrica della pelle fa sì che quando una persona viene colpita di striscio da un fulmine abbattutosi nelle vicinanze, la corrente venga condotta lungo l'esterno del corpo. Il sudore e gli oggetti metallici a contatto con la pelle possono deviare questa conduzione esterna e produrre un flusso di corrente verso l'interno del corpo: in questo caso, attraverso la testa del paziente. Il problema, quindi, vale non soltanto per gli apparecchi elettrici, ma per qualsiasi oggetto metallico. Va da sé che la cosa migliore da fare è evitare di andare in giro, con o senza iPod o altri lettori o roba metallica addosso, nel bel mezzo di un temporale.

fonte: Attivissimo.net

domenica 22 luglio 2007

Second Life: una stella cadente?

Mentre tutti osannano Second Life come nuovo modello di vita per le masse di internetdipendenti, ecco che il Los Angeles Times stronca questo mondo virtuale, segnalando la fuga degli investitori.

I fatti sono molto eloquenti: non c'è in giro nessuno. Ddove sono i milioni di utenti vantati? Semplice: non ci sono. La cifra di oltre otto milioni di utenti vantata da Second Life include tutti coloro che si sono iscritti gratuitamente, sono entrati una volta sola e non si sono più ripresentati, oltre a coloro che si sono iscritti con più di un'utenza. Secondo dati di Forrester Research citati dal Los Angeles Times, anche nei momenti di punta non ci sono mai più di 30-40.000 utenti collegati e attivi.

Numeri come questi rendono molto meno appetibile questo mondo virtuale per le aziende: una bella mossa di marketing, per farsi vedere all'avanguardia, ma il ritorno concreto degli investimenti è ridicolo. Come spiega l'articolo del LA Times facendo nomi e cognomi, i negozi virtuali delle aziende sono deserti e gli utenti di Second Life hanno spesso un atteggiamento ostile nei confronti di quella che vedono come un'invasione commerciale del "loro" mondo

fonte: Attivissimo.net

sabato 21 luglio 2007

Giornali USA sempre più Googledipendenti



Giornali USA sempre più Googledipendenti
Google ha deciso di salvare la carta stampata statunitense dal "fallimento". Non si tratta di un'opera di bene, bensì di una vasta operazione marketing che vede il servizio Google Print Ads trasformarsi in un gigantesco salvagente per i bilanci collassati di non meno di 225 testate giornalistiche.

Nel novembre scorso, il progetto pilota di raccolta pubblicitaria online per quotidiani cartacei aveva riscosso il consenso dei più importanti editori. Washington Post, N.Y.Times ed altri 50 giornali erano infatti saliti istantaneamente sul carrozzone pubblicitario di Google. Insomma, non è un segreto, che con l'avvento di media informativi alternativi la carta stampata abbia subito un duro contraccolpo economico e la pubblicità abbia iniziato a dirigersi verso i nuovi lidi digitali.

Intanto ci si interroga sui potenziali effetti negativi scaturiti dall'eventuale sbarco di Google nelle redazioni. È evidente come un pseudo broker-pubblicitario sia in grado di esercitare una sorta di controllo finanziario sui giornali - se non altro mettendo a disposizione una soluzione proprietaria che permette di accedere a inserzionisti fino a poco tempo fa inarrivabili.

Una delle certezze del servizio, comunque, riguarda la trasparenza. "Gli inserzionisti e le agenzie possono accedere a Google Print Ads attraverso l'interfaccia AdWords e pianificare campagne mirate su centinaia di quotidiani statunitensi. Quando hanno identificato la testata, fanno un'offerta per gli spazi disponibili e uplodano la loro proposta creativa. Gli editori visionano le proposte e possono accettarle o rigettarle, con l'obbligo di feedback. Report dettagliati e documenti elettronici sanciscono poi i rapporti di responsabilità; Google poi procede con le fatturazioni e i pagamenti", si legge nel comunicato del servizio.

"Google Print Ads ci ha portato nuovi inserzionisti che erano troppo piccoli per pensare di fare pubblicità su giornali nazionali o che non avevano mai pensato alla carta stampata perché operano largamente online", ha dichiarato Todd Haskell, vice presidente sviluppo del New York Times.


Pubblicità nelle prossime applicazioni Microsoft?


Microsoft ha inoltrato una proposta di brevetto al Patent Office Usa che permetterebbe l'inserimento di pubblicità nelle applicazioni offline.
L'obbiettivo e' di riconoscere e catalogare le abitudini degli utenti per meglio indirizzare il messaggio pubblicitario.

Praticamente per citare un semplice esempio: bastera' che l'utente scriva su un docuumento di Word e il sistema riconoscera' in automatico i contenuti, proponendo delle adeguate soluzioni pubblicitarie.

Il problema che si evidenzia anche sin troppo facilmente, e' la pressoche' totale mancanza di privacy, in quanto tutti i documenti residenti sul computer , verrebbero scansionati dal sistema .

fonte: WinTricks

venerdì 20 luglio 2007

Compra una Playstation per 194 dollari, ne riceve 65.400


Un ragazzo di 16 anni acquista una PlayStation 2 (comprensiva di due giochi) su eBay per 194 dollari. Il pacco arriva, e la PlayStation non c'è. In cambio, però, il ragazzo si trova in mano qualcosa come 65.400 euro in contanti invece della PS2 ordinata.

Per il ragazzo, di residenza britannica, il tutto tramuta presto in una doppia beffa: non solo la PlayStation non c'è, ma la cifra viene anche consegnata alle autorità dai genitori preoccupati di finire in mezzo a qualche traffico non troppo pulito.

I fatti risalgono allo scorso Marzo. I legittimi proprietari del danaro avranno tempo fino al 22 settembre, secondo quanto riportato dalla BBC, per reclamare lo smarrimento. Dopo tale data, se nessuno identificherà il denaro come proveniente da attività illecite, la famiglia che ha consegnato la somma alle autorità avrà l'opportunità di richiederne la restituzione divenendone legittima proprietaria a tutti gli effetti. In caso contrario verrà restituita ai proprietari originali o sequestrata dalle autorità.

Da eBay la notizia è commentata con una certa sorpresa: il gruppo è abituato a trattare con casi di truffa e pacchi vuoti o errati o mai giunti a destinazione, ma il caso specifico è invece quantomeno «inusuale».

fonte: WinTricks

mercoledì 18 luglio 2007

Un gioco inneggia al martirio

Un gioco inneggia al martirio
Propagandare l'attività del Paese nello sviluppo del nucleare e inneggiare alla lotta contro Usa e Israele. Tutto in un videogame. E' la nuova, "invenzione" iraniana voluta dall'Unione per lo sviluppo intellettuale della gioventù, che, secondo il segretario generale dell'ente Mohammad Taqi Fakhrian, dovrebbe "diffondere la cultura della devozione e del martirio tra i giovani", soprattutto quelli tra gli 11 e i 16 anni.

Protagonista del gioco, che si chiama "Save nuke scientist" è una giovane coppia di scienziati nucleari iraniani, Said e Mariam Kusha, che si trova in pellegrinaggio al mausoleo sciita di Karbala. I due vengono rapiti in Iraq dagli americani con la collaborazione di una spia al servizio di Israele. Le forze speciali di Teheran si imbarcano in una difficile missione per liberarli e sventare un attacco Usa alla stessa Repubblica islamica.

In "Save nuke scientist" i partecipanti possono condurre missioni d'incursione in luoghi di importanza strategica, come lo stretto di Hormuz. L'obiettivo, realizzato grazie ai finanziamenti di Teheran, sembra essere la distruzione delle petroliere statunitensi che transitano per questo importante tratto di mare, punto di passaggio per circa due quinti del petrolio mondiale.

giovedì 5 luglio 2007

I virus compiono 25 anni...o di più?

I virus celebrano il 25 compleanno! Si dice infatti che il primo virus per computer fu Elk Cloner, nel 1982. Fu scritto da Rich Skrenta, uno studente quindicenne di Pittsburgh, per prendere di mira gli utenti dei computer Apple II.

Come molti virus di quell'epoca pionieristica, Elk Cloner era relativamente innocuo: non distruggeva quasi nulla (salvo i dischetti Apple strutturati in modo non standard) e si limitava a infastidire gli utenti. Quando il computer veniva avviato da un dischetto infetto, si avviava automaticamente una copia del virus, che non faceva altro che starsene lì in attesa che venisse inserito un dischetto non infetto. Quando questo avveniva, Elk Cloner si copiava automaticamente al dischetto. L'infezione, quindi, si diffondeva lentamente da computer a computer tramite lo scambio di dischetti fra gli utenti.

C'è però un po' d'incertezza sulla validità di quest'anniversario: Elk Cloner non è il primo virus in assoluto, ma il primo per personal computer. Viruslist.com, per esempio, cita esempi di programmi di tipo virale risalenti additittura ai primi anni Settanta. La rete Arpanet, precursore militare di Internet, fu infatti infettata in quegli anni da Creeper, un virus per il sistema operativo Tenex. Già allora era in grado di copiarsi automaticamente attraverso una connessione modem e infettare il sistema ricevente. I computer infetti visualizzavano il messaggio "I'M THE CREEPER : CATCH ME IF YOU CAN."

Poco dopo fu creato il programma Reaper, che potremmo considerare il primo antivirus o il primo virus benigno: si diffondeva fra i computer connessi in rete e distruggeva le copie di Creeper che incontrava.

fonte: Attivissimo.net

giovedì 28 giugno 2007

Internet, l'83,9% si fida dei blog

Accantonata la semplicistica definizione di diari online, i blog rappresentano oggi un complesso fenomeno di comunicazione che spazia dai siti di informazione agli spazi personali su web.

Si vede così che il segreto dei blog italiani è la ''fiducia'' di cui godono tra gli amanti del cyberspazio. Lindagine di DIARIO APERTO, condotta su oltre 4.000 autori e lettori di blog, mostra infatti che l'83,9% degli interpellati ripone molta o abbastanza fiducia nei blog più autorevoli. Un valore significativo oltre che più alto rispetto a quello concesso a quotidiani cartacei (73,1%) o alle versioni Internet dei quotidiani (75,6%) e molto più alto rispetto a telegiornali e radiogiornali (45,6%).

Quanto alle motivazioni che spingono a visitarli, i blog sono interessanti proprio perché slegati da pressioni editoriali e commerciali ritenute dal campione analizzato più vicine al giornalismo tradizionale. E sono apprezzati perché riportano contenuti più originali e più liberi rispetto ad altre fonti di informazione mediatica.

fonte: ADN Kronos

domenica 24 giugno 2007

Google la spunta su Windows Vista

Microsoft modificherà Vista. Dopo le proteste avanzate da Google e dalle autorità antitrust americane, il colosso dell'informatica di Redmond farà in modo che la sua ultima edizione del sistema operativo Windows sia compatibile con programmi per le ricerche sul disco fisso prodotti da altre società.

L'accordo è stato raggiunto dopo il ricorso presentato lo scorso aprile da Google al Dipartimento di Giustizia. L'azienda di Montain View aveva denunciato, infatti, che il proprio programma di ricerca non riusciva a funzionare in maniera ottimale su Vista e il motore di ricerca interno del sistema operativo di Windows avrebbe potuto limitare la diffusione di programmi concorrenti nella ricerca via Internet.

La Microsoft di Bill Gates ha ora assicurato l'utilizzo di programmi come Google Desktop al posto dell'Instant Search offerto da Vista, che comunque resterà installato nel sistema operativo. La nuova versione con le modifiche previste dall'accordo sarà disponibile entro la fine dell'anno.

fonte: TGcom


venerdì 22 giugno 2007

A migliaia i siti web italiani attaccati da Mpack

Il Software - IL sito italiano sul software
E' allarme generale per un'ondata di attacchi informatici che sta colpendo, in particolar modo, il nostro Paese.

Il problema ingeneratosi in questi giorni è conseguenza dell'utilizzo, da parte di un gruppo di malintenzionati, del kit "Mpack 0.86", mediante il quale centinaia e centinaia di siti web italiani hanno visto le rispettive home page compromesse mediante l'aggiunta di una tag IFRAME maligna facente riferimento ad indirizzi IP legati a sistemi che ospitano componenti malware.

Mpack è una collezione di script PHP, sviluppati in modo professionale, che offrono una vasta gamma di metodologie d'attacco per effettuare l'exploit di numerose vulnerabilità di sicurezza ed eseguire così del codice nocivo sulle macchine prese di mira. Mpack viene venduto da un'organizzazione russa: la sua installazione è inoltre incredibilmente semplice.

Una volta effettuata quest'operazione, il kit può essere sfruttato per aggiungere tag IFRAME all'interno di pagine web ospitate su macchine vulnerabili, avviare campagne di spam inserendo tag IFRAME maligni nel corpo del messaggio di posta elettronica, attivare domini simili a quelli di siti web famosi ed inserendovi all'interno componenti dannosi (attività di "typo-squatting").

Grazie alla tag html IFRAME aggiunta nei siti web attaccati e violati mediante l'uso di Mpack, ogniqualvolta un utente visita il sito legittimo, il suo browser provvederà a caricare anche il contenuto dell'IFRAME. A questo punto, il server maligno, cui fa riferimento la tag IFRAME, provvederà a stabilire il sistema operativo ed il browser utilizzato dal client collegato selezionando automaticamente le vulnerabilità che è possibile tentare di sfruttare. In questo modo, il sistema dell'ignaro utente, qualora non risultasse aggiornato mediante l'applicazione di tutte le patch di sicurezza, potrebbe essere a sua volta infettato. Si tratta di una strategia d'attacco che rasenta la perfezione e che può consentire, ad esempio caricando componenti trojan o keylogger, di "rubare" all'utente informazioni sensibili o credenziali di accesso.

Trend Micro fa presente che i siti attaccati sarebbero essenzialmente pagine web italiane dedicato al turismo ed ai viaggi. Spiegazione: "Luglio è alle porte e per l'Italia si apre la stagione del turismo e delle vacanze. Vi è anche la probabilità che questi episodi siano in realtà solo una fase preparatoria per un attacco ben più strutturato, da compiere durante l'imminente stagione italiana delle vacanze".

Sono più di 10.000 i siti web attaccati. L'hoster maggiormente preso di mira è risultato essere Aruba che sta in queste ore tentando di far fronte all'emergenza.
La modifica delle pagine di siti web assolutamente legittimi è molto probabilmente diretta conseguenza di problematiche relative alla configurazione software del server utilizzato. E' possibile, inoltre che gli amministratori di molti siti web non siano a conoscenza della situazione.

Per l'utente finale, quindi, che "naviga" sul web le raccomandazioni sono le solite: utilizzare sempre un antivirus (da mantenere sempre costantemente aggiornato) e provvedere all'installazione di tutte le patch di sicurezza rilasciate periodicamente dai vari produttori relativamente al sistema operativo e a tutte le applicazioni in uso.
Aggiungiamo, inoltre, che l'adozione di un "personal firewall" in grado anche di filtrare i contenuti potenzialmente nocivi presenti nelle pagine web può contribuire a scongiurare qualunque tipo di rischio d'infezione.

mercoledì 20 giugno 2007

Primi operatori mobili virtuali in Italia

Con il 31 marzo 2007 Vodafone e Tim, rispondendo alle sollecitazioni dell'Antitrust, hanno aperto le loro reti agli "operatori virtuali", ovvero ad aziende interessate ad entrare nel mercato della telefonia mobile pur senza possedere una specifica infrastruttura (lo stesso fenomeno che nella rete fissa ha visto a suo tempo il fiorire di compagnie telefoniche alternative a Telecom capaci di offrire servizi di Telefonia transitanti comunque sulle linee di quest'ultima).
Il primo accordo è stato quello tra Tim e Vodafone e Vodafone e Carrefour.

Carrefour venderà proprie Sim con prefisso 3773 attraverso la propria rete di supermercati Carrefour, GS e Diperdì con un'offerta concentrata sul traffico voce.

Coop invece intende promuovere sia l'offerta voce che dati attraverso un proprio marchio denominato CoopVoce e Sim con prefisso 3311.

Imminente l'ingresso nel settore di Poste Italiane, pronta a stringere un accordo con Vodafone per un'offerta incentrata sul traffico voce e una serie di servizi specificamente riferiti ai principali prodotti postali in uso (bollettini, telegrammi, lettere, raccomandate).

domenica 13 maggio 2007

I provider che ospitano il maggior numero di siti pericolosi

Il Software - IL sito italiano sul software
StopBadware.org, organizzazione nata con l'obiettivo di frenare la diffusione di componenti software pericolosi (lanciata da Google con il supporto di Sun e Lenovo in qualità di sponsor), ha identificato i cinque provider Internet a livello mondiale che ospita la maggior parte dei siti web "maligni" che veicolano cioé malware od altri componenti software dannosi. Le conclusioni dell'indagine si basano su un'analisi effettuata su più di 50.000 siti web.
Secondo John Palfrey, codirettore di StopBadware.org, la ricerca mostra come alcuni provider Internet ospitino evidentemente anche siti web che presentano vulnerabilità di sicurezza, spesso sfruttate da parte di chi veicola malware. Uno scenario molto comune è, ad esempio, lo sfruttamento di vulnerabilità relative a piattaforme di content management (CMS) opensource non opportunamente "patchate" dagli utenti, a pannelli di amministrazione o ad altri sistemi a sorgente aperto che diventano spesso preda preferita di malintenzionati.
L'analisi condotta da StopBadware.org vuole sensibilizzare al problema sicurezza non solo gli utenti ma anche i provider stessi che, secondo quanto dichiarato dagli autori della ricerca, potrebbero ricordare ai propri clienti di aggiornare le piattaforme software utilizzate e di scegliere password complesse, difficili da violare.
Per la cronaca, il provider che si è guadgnato la maglia nera è una società statunitense (iPowerWeb) - con quasi 11.000 siti web "maligni" ospitati -. Seguono, poi, con grande distacco, Layered Technologies, ThePlanet.com Internet Services, Internap Network Services. Il primo provider cinese (Chinanet), presente in questa classifica negativa, è al quinto posto. Maggiori dettagli sullo studio di StopBadware.org, sono disponibili in questa pagina.


mercoledì 9 maggio 2007

Usare Windows Vista senza attivazione

  • "120 Day Test" poichè Vista è utilizzabile per 30 giorni senza attivazione, è possibile installarlo e, prima che scadano i 30 gg, eseguire il comando rundll32 slc.dll,SLRaArmWindows per godere di un ulteriore periodo di test per altri 30 giorni. NB il comando è eseguibile non più di 4 volte, ma se prima del 120° giorno si formatta e reinstalla tutto...
  • "2099 Bios Trick" elaborazione del trucco precedente: bloccare le comunicazioni con internet, porre da BIOS la data al 2099, installare Vista e ripristinare la data corretta dopo aver eseguito (una volta sola) il comando: rundll32 slc.dll,SLRaArmWindows; per verificare la corretta procedura, eseguire in giorni diversi il comando slmgr.vbs -dlv che mostra i giorni rimanenti per l'attivazione: se il conteggio rimane fisso a 30gg, tutto è andato liscio...NB: esiste un tool che automatizza il tutto
  • "KMS server" i CD corporate di Windows XP sono ora stati sostituiti da versioni di Vista Business ed Enterprise che funzionano con "volume-license" che tuttavia richiedono una sorta di conferma via internet ogni 180 giorni attraverso un collegamento che, anzichè passare per i server Microsoft, può essere indirizzato ad un server interno dell'azienda (KMS, Key Management Service). Gli hacker hanno pertanto prodotto un tool che simula il server (via internet o via VMWare) per consentire ad un PC con tali versioni di Vista di confermare la propria autenticità...
  • "winlogon.exe API hook" deputato a controllare l'autenticità della versione installati di Windows è il file winlogon.exe che effettua tale compito ad ogni avvio; con un hack le richieste di tale file vengono catturate e riscontrate con una falsa risposta, che gli fa credere che windows sia stato avviato in modalità provvisoria, per la quale non occorre autenticità; tale hack è attivo da tempo per XP ed è solo una questione di tempo che lo diventi anche per Vista

domenica 6 maggio 2007


Il sistema anticopia degli HD-DVD è stato bucato. Di nuovo. La differenza, stavolta, è che l'organizzazione che coordina l'uso del sistema, denominato AACS (Advanced Access Content System), ha iniziato a inviare lettere di cease and desist (una sorta di diffida legale) ai siti come Digg che hanno pubblicato la chiave di cifratura segreta scoperta dai ricercatori. Digg ha inizialmente ubbidito alle diffide, ma poi si è schierata con gli utenti, scatenando un putiferio. Il risultato, piuttosto prevedibile, è che il numero di siti che pubblica la chiave è aumentato a dismisura. Bella mossa.

fonte: Attivissimo.net

sabato 5 maggio 2007

DELL venderà computer con Linux preinstallato

Dell, uno dei colossi della vendita di hardware, ha intenzione di offrire Linux preinstallato su alcune delle sue macchine.

Ne parla per esempio The Register, che dice che verrà offerta come opzione preinstallata la distribuzione Ubuntu 7.04 a partire dalla fine di maggio. Saranno disponibili sia macchine desktop, sia laptop. La conferma diretta viene da ZDNet, che linka l'annuncio di Dell, ribadito qui. L'annuncio corrispondente di Ubuntu è qui. Dell dice che Ubuntu 7.04 sarà disponibile in opzione su alcuni modelli consumer e che l'offerta per ora è limitata agli Stati Uniti.

La notizia fa seguito alla segnalazione che Michael Dell in persona usa Ubuntu sul proprio laptop personale e che Dell offrirà ancora Windows XP sui nuovi computer: due segnali certo poco incoraggianti per il debutto di Windows Vista.

fonte: Attivissimo.net

venerdì 4 maggio 2007

Come sproteggere legalmente i file PDF

Sicuramente vi sarete imbattuti in qualche documento PDF nel quale è stata attivata l'odiosa funzione che impedisce il copia-e-incolla del testo: una rottura di scatole galattica di cui francamente non capisco il motivo.

Di certo non serve per evitare plagi, duplicazioni abusive o alterazioni, che si possono fare comunque con gli appositi strumenti (no, non ve li indico); ma indubbiamente serve a scocciare chi vuole semplicemente citare un brano di un documento, in ossequio al diritto di citazione previsto dalle leggi sul copyright, o chi ha problemi di vista (con la V minuscola) e vorrebbe usare uno screen reader, ossia un programma che legge ad alta voce un documento grazie alla sintesi vocale, per accedere a un documento che ha il sacrosanto diritto di leggere.

C'è una soluzione semplice e interessante a questo problema: Scribd.

fonte: Attivissimo.net

giovedì 3 maggio 2007

Cessione software OEM senza hardware

Per quanto le licenze abbinate ai software OEM ne proibiscano la cessione senza il hardware di appartenenza, la disciplina tedesca consente che, una volta entrato nel mercato europeo, il software possa essere ceduto liberamente (salvo naturalmente che il cedente ne abbia fatto copia!).

Poichè a quanto pare si tratta di una normativa europea, si potrebbe pensare che valga anche al di fuori dei confini tedeschi?

il DRM uccide VISTA


Ci metteremmo volentieri alla guida di un'auto che si rifiutasse di inserirsi in una strada a senso unico dal lato proibito? o una che, in presenza di un limite di 50 KM orari, limitasse automaticamente la velocità a 49 KM/h? Forse si: la cosa ci darebbe la garanzia di non infrangere mail il codice della strada.

Ma che dire se l'auto si rifiutasse di andare da Milano a Roma perchè il costruttore non ha previsto la sua idoneità a viaggiare fuori dal nord Italia? o se non si mettesse neppure in moto qualora alla guida si sedesse una donna, perchè il costruttore non ha previsto che l'auto possa essere condotta da qualcuno su cui esistono forti dubbi circa la sua capacità di parcheggiarla?

La cosa ci fà forse sorridere ma quanto sopra è esattamente ciò che sta accadendo con il DRM (digital rights manegement, ovvero gestione dei diritti digitali) ed in particolare con l'ultimo nato di casa Microsoft: Windows Vista.

Lo strumento principale per ottenere tutto questo si chiama Secure Media Path (percorso sicuro per i contenuti multimediali): un film o una canzone rimangono sotto costante controllo dal lettore alla periferica di output (generalmente il monitor oppure le casse acustiche), nel senso che il flusso di dati è cifrato dall'inizio alla fine del percorso, così da impedire a chiunque non sia autorizzato di "metter mano" su di essi. Solo al termine del percorso la periferica in coda provvederà a decifrare i dati e renderli disponibili all'utente.

Un contenuto multimediale di questo tipo assume il nome di "Premium Content" e tali sono ad esempio i nuovi film su HD-DVD o Blu-Ray oppure le canzoni su SACD (Super Audio CD).

Perchè questo scenario si realizzi, occorre naturalmente che tutto il PC collabori: ogni periferica deve poter controllare se il flusso di dati è cifrato ed impedire all'utente di "toccarlo" se non sono rispettate le condizioni stabilite. Così un nuovo costosissimo monitor "HD ready" (ovvero un monitor idoneo a visualizzare i nuovi contenuti High Definition) non è necessariamente "DRM ready" (ovvero periferica adatta per il Secure Media Path): può visualizzare cioè un contenuto ad altissima definizione non protetto, ma potrebbe non farlo con uno cifrato. Analogamente una scheda video o audio super tecnologica, capace di prestazioni strabilianti, potrebbe rifiutarsi di fare il suo dovere o anche di imitare uno "squallido" modello del passato qualora non predisposta per questa forma di controllo "completo" dei contenuti multimediali.

Accanto alle periferiche è naturalmente necessario che collaborino anche i driver, ovvero le istruzioni che fanno funzionare le periferiche stesse. Anzi, qui sta il punto chiave: senza adeguate istruzioni circa l'impiego delle protezioni, queste ultime servono a poco. Già di per sè questo esclude che possano ancora essere prodotti driver di tipo open-source: le specifiche delle periferiche devono restare segretissime.

Poco importa che questo atteggiamento finisca per uccidere Linux: tutti conoscono l'enorme salto di qualità che quest'ultimo sistema operativo ha fatto negli ultimi anni, alla ricerca di un approccio amichevole e user-friendly con l'utente. Forse non tutti sanno però che i volenterosi amanti del pinguino hanno offerto alle grandi case produttrici di periferiche la possibilità, in via del tutto gratuita, di scrivere driver idonei a usarle con il sistema di Torvald, chiedendo solo di poter conoscere le specifiche tecniche assoltamente indispensabili a ciò o di poter almeno avere a disposizione l'indirizzo email di un tecnico. Una grande occasione per questi produttori per poter contare su un numero enorme di utenti di Linux. Ma se le cose stanno come sopra descritto, quanto interesse avranno questi produttori ad accettare l'invito loro offerto?

Vedendo le cose in questo modo si comprende un pò meglio perchè Vista richiede un computer pressochè nuovo: apparentemente la cosa è richiesta per poter contare sul sottosistema grafico Aero che è stato presentato al mondo come particolarmente avido di risorse. Ma su internet circolano dozzine di utilità grafiche che emulano le gesta 3D di Aero anche su computer datati! Questo dimostra per l'appunto che dietro la situazione attuale si cela molto più che quello che viene dato a intendere: vi è autenticamente la necessità di portare l'utente "medio" a rinnovare per intero (o quasi) la sua macchina, così da dare un sorriso a tutti coloro che gongolano dietro il DRM e - perchè no - dar loro la possibilità di strizzare l'occhio ai colossi produttori di periferiche, che negli ultimi anni non hanno più saputo cosa inventarsi per convincere gli utenti di computer a comprare qualcosa di nuovo.

fonte: PC Magazin 5/2007 edizione tedesca, pag. 90 e segg, "DRM killt Vista"
vedi anche http://badvista.org (in inglese)