lunedì 31 ottobre 2011

Il signoraggio digitale nell'era del cloud computing

Zeus News - Il signoraggio digitale nell'era del cloud computing
Le informazioni sono preziose almeno quanto il denaro: chi le gestisce ottiene un potere pari a quello delle banche.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 12-10-2011]
Signoraggio digitale cloud computing
Foto via Fotolia

Abbiamo già in passato trattato del cloud computing, ma mai era venuto in mente di accostarlo al sistema bancario.

Naturalmente ci si potrebbe chiedere che cosa possa accomunare l'attuale sistema economico bancario al fenomeno del cloud computing oggi molto in voga.

Sul sito della Banca d'Italia si definisce "signoraggio" l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta. In pratica è «il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell'esercizio delle funzioni di politica monetaria».

Approfondendo l'argomento, si notano diverse assonanze con il cloud computing.

L'elemento di partenza dell'attuale sistema economico è il flusso monetario; in perfetta analogia, l'elemento alla base del cloud è l'informazione.

Al tempo in cui le banche non esistevano, ognuno possedeva una certa quantità di moneta, spesso coniata con metalli preziosi. Allo stesso modo, quando non esisteva Internet ognuno di noi possedeva una certa quantità di informazione digitale.

Ci fu dunque un tempo in cui esisteva la moneta ma non esistevano le banche; l'informazione, dal canto proprio, era prima distribuita sui molteplici utenti e sui loro PC.

In sostanza le banche potevano, almeno in passato, essere considerate contenitori di valori il cui corrispettivo era convertito in moneta: ciò era un notevole vantaggio per chi possedeva metalli preziosi, la cui conservazione e custodia rappresentavano enormi difficoltà pratiche a causa del suo considerevole peso specifico e dalla costante minaccia dei briganti.

Tale situazione spinse la maggior parte dei soggetti benestanti a depositare le proprie monete presso gli orafi, i quali disponevano delle casseforti più sicure delle città. Gli orafi, a loro volta, emettevano delle comode ricevute cartacee a garanzia del deposito effettuato, ricevute che potevano essere negoziate dal titolare al posto delle ingombranti monete.

Se da un lato vi è un rischio nel detenere metalli preziosi, dall'altro - in una società sempre più informatizzata - vi è un rischio di perdita dei dati se non ne viene effettuato il backup.

Ciò ha portato molti utenti e aziende ad affacciarsi al mondo del cloud computing al fine di diminuire l'impatto tecnico e tecnologico e usufruire di hardware (come lo spazio di memorizzazione) non accessibile altrimenti.

Le società che si occupano di cloud computing, poi, distribuiscono credenziali che snelliscono ed elevano il livello di qualità a basso costo.

Da questa analogia nasce l'assioma per cui, se il fallimento di una banca comporta il fallimento di un microsistema economico (evento di certo nefasto), un futuro fallimento che coinvolga una multinazionale di servizi cloud potrebbe portare ad un collasso di servizi su più fronti.

Fermo restando questo rischio, di certo il cloud, essendo in via di sviluppo, può ancora reinventarsi e prevenire così quelle che oggi sono le carenze e le fragilità dell'attuale sistema del credito. Ma occorre far presto.

Germania, avvistato il trojan di stato?

PI: Germania, avvistato il trojan di stato?
Hacker tedeschi analizzano un malware complesso e concludono che si tratti di un trojan usato direttamente dalle autorità. Le società antivirali confermano l'esistenza del malware ma non la buttano in politica
Roma - Il famigerato "trojan di stato" teutonico, da anni spauracchio di tutti i difensori della privacy e dei diritti digitali, sarebbe stato finalmente individuato: il collettivo hacker noto come Chaos Computer Club (CCC) ha pubblicato un rapporto con tanto di file binari appartenenti al malware, accusando in maniera diretta il governo di pratiche spionistiche.

Il malware apre una backdoor per Windows, contiene una libreria dinamica (.dll) e un driver di livello kernel, con all'interno un ulteriore componente pensato per funzionare da keylogger e registrare le informazioni immesse sulla tastiera in applicazioni specifiche: Firefox, Skype, Windows Live Messenger, ICQ e altri.

Un'altra importante caratteristica del malware è la capacità di catturare screenshot e registrare audio - incluse le chiamate su Skype - un'abilità che risulta perfettamente in linea con la mitologia sin qui tramandata riguardo le capacità e le finalità del trojan di stato tedesco.
Ulteriori analisi sono state condotte dalla security enterprise finlandese F-Secure, i cui software antivirali riconoscono ora il malware come Backdoor:W32/R2D2.A. Il malware è persino in grado di auto-aggiornarsi e contiene naturalmente una funzionalità di "chiamata a causa" verso server esterni su indirizzo IP 83.236.140.90, 207.158.22.134 o altri ancora.

Che R2D2 sia opera delle autorità di Berlino non è che una affermazione di CCC, mentre F-Secure si limita ad attendere la prevedibile (e al momento latitante) risposta ufficiale del governo tedesco sulla faccenda. La software house nordeuropea tiene poi a precisare che i trojan spioni, "statali" o meno, verranno sempre inclusi nei suoi software antivirali in rispetto della policy aziendale in materia.

Richard Stallman: Felice che Jobs se ne sia andato

Zeus News - Richard Stallman: Felice che Jobs se ne sia andato
Per il paladino del software libero, il fondatore di Apple non ha fatto altro che creare una prigione dorata per gli stupidi.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 07-10-2011]
Richard Stallman influenza maligna Steve Jobs

Mentre il web - e non solo quello - pullula di incensazioni e lodi dirette a Steve Jobs, si leva anche una voce fuori dal coro.

«Non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato»: è questa l'opinione di Richard Stallman circa la dipartita del fondatore di Apple, e il motivo di tanta acrimonia è la prigione dorata che Jobs avrebbe costruito - secondo Stallman - per i propri utenti.

Il fondatore della Free Software Foundation non ha mai fatto mistero della propria veemente antipatia forse non personalmente nei confronti di Steve Jobs ma certamente verso l'idea di informatica che questi propugnava, e la morte di Jobs non gli ha certo fatto cambiare opinione.

«Steve Jobs, il pioniere del computer inteso come prigione resa cool, progettato per separare gli stolti dalla propria libertà, è morto»: così ha scritto Stallman, per poi continuare sostenendo che «nessuno merita di dover morire, né Jobs, né Mr. Bill, nemmeno le persone colpevoli di mali peggiori dei loro. Ma tutti ci meritiamo la fine dell'influenza maligna di Jobs sul computing. Purtroppo, quell'influenza continua nonostante la sua assenza. Possiamo solo sperare che i suoi successori, nel proseguirne l'eredità, siano meno efficaci».

«Mr. Bill», ovviamente, è Bill Gates, colpevole quanto Jobs di aver creato un mondo informatico in cui le libertà degli utenti non sono rispettate.

Apple e Steve Jobs sono però, se possibile, ancora peggio: non solo hanno creato una prigione - spiega Stallman - ma hanno convinto gli utenti che esservi rinchiusi dentro sia «cool»: «Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele»