lunedì 20 giugno 2011
Contrappunti/ Verita', finzione, Wikileaks
Roma - Una quota non trascurabile delle informazioni che ci raggiungono tutti i giorni sono in violazione di un qualche patto o regolamento, nei casi più gravi sono il risultato di un reato. Appartengono a questo gruppo buona parte delle informazioni che, per esempio, in questo paese, raggiungono i giornali dalle stanze dei tribunali, dalle questure, dai consessi nei quali individui molto differenti sottoscrivono un patto di riservatezza che qualcuno di loro poi, invariabilmente, viola. Queste eccezioni a patti e regole non sono opera dei giornalisti, i quali si limitano a riferire i fatti di cui vengono a conoscenza, ma restano in genere nella responsabilità di soggetti terzi, ai quali, semplicemente, i giornalisti garantiscono in cambio un livello minimo di riservatezza previsto dalla legge.
Nel caso di Wikileaks, evidentemente, questo fondamentale distinguo ha perso gran parte della sua importanza. Così durante la settimana scorsa il sito web della associazione di Julian Assange è stato preso d'assalto dagli attacchi DDoS di un singolo hacker (solo e sperduto ma nonostante questo molto efficace), Amazon Web Services (fra mille polemiche) ha interrotto il servizio di hosting a Wikileaks, il fornitore del dominio .org (altra società americana, EveryDNS) ha improvvisamente cancellato il dominio, il governo svedese ha diramato una richiesta di arresto internazionale in 130 paesi per Julian Assange, accusato di aver, in due occasioni, iniziato rapporti sessuali dotato di preservativo con partner consenzienti (tanto consenzienti da aver poi vantato le proprie avventure su Twitter e via SMS) per poi terminarli senza. E questo, tecnicamente, per la legge svedese configura il reato di stupro.
Ultima in ordine di tempo fra le aziende americane corse in soccorso alla diplomazia USA in difficoltà, Paypal ha limitato il conto online di Wikileaks impedendo a migliaia di persone in tutto il mondo di utilizzare tale piattaforma per una donazione al progetto.Cosa abbia Wikileaks di diverso da New York Times o dal Guardian che pubblicano i dispacci delle ambasciate esattamente come il sito di Assange è piuttosto evidente. Pur rappresentando un esempio di buon giornalismo il New York Times ed il Guardian, El Pais e Le Monde, fanno parte del sistema, Wikileaks no: e da questo discendono buona parte delle sue disgrazie.
Le cronache giornalistiche a margine dei cablogrammi di Wikileaks di questa settimana sono incredibili, e avrebbero bisogno di Carlo Emilio Gadda per descriverle. Ieri per esempio il sito web del Corriere della Sera raccontava che Julian Assange, ormai da tutti eletto a stupratore seriale e ricercato internazionale, si nascondeva in Gran Bretagna, che le autorità sapevano dove fosse e che le teste di cuoio stavano per tentare un blitz per arrestarlo. Le teste di cuoio scatenate per un preservativo: mancano solo gli ostaggi in banca per completare la scena di un film d'azione di quart'ordine.
Così la Internet che viene fuori dalla vicenda dei cablogrammi di Wikileaks è una Internet più triste di quello che forse sarebbe stato lecito pensare: quando il gioco si fa duro, i duri spengono Internet, in occidente esattamente come in Cina. Stessi metodi, stesso cipiglio. A poco contano i volonterosi mirror del sito abbattuto, i DNS recuperati, gli annunciati boicottaggi di Amazon e Paypal: quello che conta è che informazioni vere che nessuno è in condizione di smentire raggiungono milioni di cittadini in tutto il mondo, fuori dal filtro solito dei media, e per una volta l'ambasciator, in spregio al famoso detto, rischia di portar pena.
Il giudice La Barbera del Tribunale di Agrigento qualche giorno fa ha assolto il giornalista Fabrizio Gatti, che rischiava un anno di reclusione per aver dichiarato false generalità allo scopo di accedere al Centro temporaneo di permanenza per gli immigrati a Lampedusa per poi scriverne un articolo su L'Espresso. Il magistrato ha sancito la predominanza dell'articolo 21 della Costituzione che tutela il diritto di cronaca e di espressione non solo della stampa ma anche dei singoli cittadini.
Si tratta di una buona notizia ma resta la curiosità di capire cosa sarebbe accaduto se al posto del giornalista professionista Gatti ci fosse stato un semplice cittadino, e se al posto de L'Espresso ci fosse stato un blog letto da 10 persone. La Rete oggi non chiede generalità, titoli o cartellini a chi decide di esprimere il proprio pensiero, e le discussioni USA di questi giorni sul fatto che Wikileaks debba o non debba essere considerato parte integrante del sistema dei media raccontano la grande ansia di controllo di un mondo invecchiato. Le notizie sono vere o sono false e discernere le une dalle altre (in Rete come sui media) spesso è la vera complicazione. Quelle di Wikileaks sono vere, e per noi lettori tanto basta. Tutto il resto è uno spiacevole contorno molto potente al quale oggi, per una volta, non è chiaro se la rete Internet sarà in grado di far fronte.
Massimo Mantellini
Manteblog
L'inganno delle stampanti di Troia
Con questo tipo di attacchi, che secondo Secure Network Technologies di recente sta prendendo piede, l'espressione "cavallo di Troia" torna a essere davvero aderente all'episodio che l'ha generata.
Non si tratta più, infatti, semplicemente di software illecito che si maschera da software lecito, ma di un accesso fisico all'interno delle strutture che si vogliono attaccare.
La teoria è semplice, ma richiede un po' di coraggio e capacità d'improvvisazione per essere messa in pratica.
Il primo passo consiste nel presentarsi all'azienda bersaglio con l'aspetto di un fornitore di apparecchiature IT e convincere chi di dovere a prendere in prova una stampante, eventualmente da acquistare se il test dovesse andare a buon fine
A quel punto si installerà detta stampante che, proprio come il vero cavallo di Troia, all'interno nasconderà l'esercito nemico: un dispositivo da collegare alla rete e al quale si potrà accedere da remoto una volta lasciato l'edificio.
Nessuno fa caso al numero di cavi che arrivano a una stampante, specie se questa si trova in uno di quei mobili costruiti apposta: ecco quindi che il dispositivo nascosto potrà restare in posizione senza essere notato.
Nei casi peggiori basta un cavo solo: la stampante è modificata in maniera tale da fornire la connessione all'apparecchio celato al suo interno tramite il solo cavo che la collega alla LAN.
Compiuta questa operazione si potrà portare comodamente a termine da remoto la compromissione della rete e persino rimuovere la stampante alla fine del periodo di prova: la città sarà ormai stata espugnata.
Security Network spiega che un attacco di questo tipo non è, fortunatamente, molto comune, eppure ultimamente si stanno verificando diversi casi: i responsabili delle reti farebbero bene a controllare che cosa c'è collegato ai loro sistemi.
Avast trasforma la pirateria in un'occasione di marketing
Avast, il famoso sviluppatore di soluzioni antivirus ed antimalware, ha messo in campo un'iniziativa fuori dai classici schemi. Nelle scorse settimane, i tecnici della società hanno scoperto che una licenza multipla venduta ad un cliente aziendale dello stato dell'Arizona (USA) era stata immessa nei canali peer-to-peer ed utilizzata, oggi, da quasi 775.000 utenti. La licenza originale prevedeva la possibile di installare il prodotto di Avast solamente su 14 computer ma il file di licenza è stato scaricato tramite i circuiti P2P ed utilizzato da centinaia di migliaia di persone, senza averne titolo. La società ceca, piuttosto che invalidare i codici di licenza, ha preferito mettersi alla finestra ed osservare l'evoluzione dello scenario.
'Lo stesso codice di licenza (di Avast Pro, n.d.r.)', hanno spiegato i portavoce di Avast, 'è stato utilizzato in più di 200 nazioni ed è stato impiegato anche su due sistemi della Città del Vaticano."
Avast ha pensato di trasformare l'accaduto in un'opportunità di marketing: a tutti gli utenti delle versioni pirata della versione "Pro" del suo software antivirus, la società ha così deciso di esporre una finestra popup ricordando all'utente l'illiceità della licenza e proponendo i link per il download della versione gratuita del programma o l'acquisto della versione più completa.
Lyle Frink, uno dei portavoce di Avast, ha aggiunto che alcuni utenti si sono già convertiti mentre all'azienda dell'Arizona sono già stati sostituiti i codici di licenza dell'applicazione ricordando loro di mantenerli al sicuro.
Lampi di Cassandra/ Una stampa veramente libera
Lampi di Cassandra/ Una stampa veramente libera
di M. Calamari - Il re è nudo, e a dirlo meglio di tutti è un editoriale di Wired USA. Una riflessione su Wikileaks, una lezione per tutti i giornalisti del mondo
Questa frase da me così a lungo cercata nella stampa di mezzo mondo, chiara, forte, senza compromessi, è la frase di apertura dell'editoriale di Evan Hansen, direttore di Wired (edizione americana, ovviamente), uscita pochi minuti fa.
Nell'articolo c'è tutto, ed a parte il roboante titolo "Perché Wikileaks è una buona cosa per l'America", esaurisce completamente l'argomento per qualsiasi paese al mondo, inclusa l'Italia.
Rende chiaro e lampante che il Re è nudo, che certi giochi sono troppo sporchi per sponsorizzarli, anche solo timidamente, senza lordarsi le mani.
Sono le parole di una voce scomoda che si prende rischi (siamo negli States) per risvegliare coscienze troppo a lungo assopite o peggio, colpevolmente silenziose.
Insegna il mestiere ai giornalisti di casa nostra, spesso piccoli e grigi ma contemporaneamente saccenti e vanitosi.Una lezione perfetta per chi, come Cassandra, non aveva saputo trovare le parole giuste, ed ancor di più per una categoria che ormai davvero stenta a trovare una ragione virtuosa per la propria esistenza.
Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari
mercoledì 1 giugno 2011
Skype installa adware non richiesto
Bradley Wint, di Blog Technical, è stato il primo ad accorgersi del recente comportamento anomalo di Skype.
Dopo l'acquisizione da parte di Microsoft, infatti, il programma ha iniziato ad installare, ad insaputa degli utenti, dei componenti non richiesti e non necessari, principalmente adware come EasiBits Go.
Il software non è dannoso, ma invadente e non richiesto, diversi utenti stanno protestando sui forum di supporto di Skype e la compagnia ha diramato un comunicato nel quale si legge che il componente è parte dello Skype Extras Manager, presente sulle versioni Windows dal 2006 e da questo ora disabilitato perchè forniva procedure di installazione e disinstallazione errate.
EasyBits è una compagnia che realizza un buon numero di giochi ed è supportata da diversi grandi brand, incluso HP, Dell, Acer e Skype. La procedura per la rimozione del componente è alquanto complessa e consta di diversi passi:
- Disabilitare e rimuovere, tramite il menu Opzioni di Skype, l'accesso per applicazioni di terze parti al file "easybitsgo.exe"
- Rimuovere il programma EasyBits Go attraverso il pannello di disinstallazione dei programmi
- Uscire da Skype ed assicurarsi che il processo "Skype.exe" non sia presente nella lista dei processi in esecuzione nel Task Manager (se spuntato, disabilitare temporaneamente l'autoavvio di Skype all'avvio di Windows)
- Riavviare Windows
- Una volta riavviato aprire la cartella C:\ProgramData o C:\Documents and Settings\All Users\Application Data e rimuovere la cartella EasyBits Go
- Rimuovere le eventuali scorciatoie presenti nel menu Start
- Se si hanno sufficienti competenze, entrare nel registro di sistema e, nella sezione HKEY_CURRENT_USER\Software rimuovere completamente la cartella EasyBits Go
- Aprire la cartella Windows\Prefetch e rimuovere il file EASYBITSGO.EXE-364DAFD6.pf cercare e rimuovere anche la libreria dinamica ezPMUtils.dll
- Su Windows 7, rimuovere anche la cartella "go" presente nella directory Users > [Vostro Nome Utente] >AppData > Roaming
Ruby, record robotico col cubo
Roma - È stato costruito dagli studenti dell'Università di Swinburne (Australia) il robot più veloce nel risolvere il cubo di Rubik. La macchina, ribatezzata Ruby, è riuscita a sistemare correttamente tutte le facce del cubo nel tempo record di 10,18 secondi, battendo il precedente primato che si attestava sui 18,2 secondi.
Il robot è stato assemblato da sei studenti di Ingegneria come progetto finale di un corso. Ruby lavora scansionando tutte le facce del cubo attraverso un webcam per poi applicare un algoritmo di risoluzione eseguito a tempo di record. (CS)
Il buco con l'informazione intorno
Il buco con l'informazione intorno
Un esperto in sicurezza informatica ha reso nota l'intera procedura per leggere gratis le edizioni digitali dei più svariati quotidiani italiani. Tutto partendo dall'aggiramento de i meccanismi di acquisto in-app di Apple
Una dimostrazione piuttosto eloquente - datata 27 novembre 2010 - realizzata dall'esperto Andrea Draghetti per incentivare gli sviluppatori a migliorare le loro applicazioni, progettando "con maggiore accuratezza le infrastrutture di Rete". Allo scopo di tutelare gli ovvi interessi dei vari editori, lo stesso Draghetti aveva deciso di non mostrare al pubblico l'intera procedura per l'aggiramento dei meccanismi noti come in-app purchase.
"La procedura affligge i principali quotidiani e riviste - ha ora spiegato Draghetti in un recente intervento sul blog Over Security - I soggetti interessati nella full disclosure sono stati preventivamente informati tramite email, tramite i canali online del settore Apple e sui loro canali Twitter". L'esperto ha infatti rivelato nel dettaglio la procedura da lui stesso adottata per leggere gratuitamente le versioni digitali di La Repubblica o del Corriere della Sera."Dopo un'attenta analisi dei pacchetti di rete ricevuti ed inviati (packet sniffer) da ogni singola applicazione è possibile determinare la fonte dei quotidiani o riviste - ha spiegato l'esperto nel suo intervento - successivamente è possibile accedere direttamente da Safari o da qualsiasi altro browser al contenuto desiderato, digitando un semplice indirizzo web, evitando il pagamento tramite in-app purchase del contributo richiesto dall'editore".
Come noto, le pagine dei quotidiani per iPad sono generalmente in formato PDF, spesso non adeguatamente protette con una password a livello di URL. "Per aggirare il pagamento dovremmo pertanto risalire all'URL del nostro contenuto e accederci direttamente da Safari o da un comune browser", ha aggiunto Draghetti. Quasi una ventina i quotidiani affetti dalla vulnerabilità, tra cui la Gazzetta dello Sport e Il Messaggero.
"La vulnerabilità può essere utilizzata ricorsivamente senza interagire giornalmente con il PC - ha aggiunto l'esperto - in quando vedremo che gli URL utilizzati sono sempre i medesimi con l'unica differenza che cambia la data in esso contenuta. Basterà sostituire ANNO, MESE, GIORNO con i valori interessati per ottenere il quotidiano desiderato, senza l'ausilio di alcun software Proxy o Sniffer".
Sul blog Over Security è dunque stata pubblicata una serie di link che permettono la visualizzazione gratuita delle edizioni digitali per iPad. Pare che i gruppi editoriali in questione abbiano subito provveduto a risolvere la falla, dal momento che molti dei collegamenti proposti da Over Security rimandano a messaggi d'errore o di blocco. Di certo un sistema con le URL in chiaro è meno tecnologico di quanto ci si potrebbe attendere da un paywall dell'anno domini 2011.
Mauro Vecchio