giovedì 25 novembre 2010

L’esilio virtuale di WikiLeaks

L’esilio virtuale di WikiLeaks: Non c’è pace per WikiLeaks, il sito al centro di una fuga di notizie diplomatiche che sta accendendo le discussioni di mezzo mondo. Mentre il suo capo carismatico, Julian Assange è ricercato in 180 diversi Stati, oggi le pagine di WikiLeaks erano nuovamente irraggiungibili e non per un attacco DDoS (Denial of Service) ma perché Amazon ha chiuso al sito i suoi servizi di hosting. Nei giorni scorsi infatti WikiLeaks dopo gli attacchi subiti nelle prime ore successive alla pubblicazione delle notizie, aveva spostato i server dalla Svezia all’offerta di hosting self-service che Amazon rende disponibile sul proprio sito (Amazon Web Services) in cui l’acquisto di spazio è automatico. Oggi la decisione di Amazon.com di non dare più asilo a WikiLeaks sui propri server in nome di una presunta violazione dei termini del servizio (là dove Amazon chiede che i suoi server non vengano utilizzati per violare la sicurezza o l’integrità di altri network e sistemi di comunicazione, o per veicolare contenuti offensivi). Un palliativo dietro cui c’è la richiesta esplicita del senatore Lieberman di chiarimenti sui rapporti tra le due web company. E infatti il senatore americano ha subito accolto con favore la decisione del gruppo di interrompere ogni servizio a WikiLeaks, dichiarando Amazon come esempio da seguire da parte di altre società disposte a ospitare il sito di Assange sui propri server.
Ha apprezzato un po’ meno WikiLeaks che accusa il big dell’ecommerce mondiale di aver rinunciato al Primo Emandamento della Costituzione Americana che difende la libertà di espressione e di stampa. Il sito è comunque tornato di nuovo on line.

'Caso Easy Download': inizia il tam-tam sulla Rete

'Caso Easy Download': inizia il tam-tam sulla Rete

Nei giorni scorsi, dopo le tante segnalazioni ricevute da parte di singoli cittadini e dalle principali associazioni italiane che si occupano di difendere i diritti dei consumatori, l'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha ritenuto scorrette le pratiche commerciali poste in essere dalla società inglese Eurocontent Ltd, responsabile della gestione del servizio "Easy Download" (ved., in proposito, questo articolo di approfondimento).

Nel dispositivo di 33 pagine, consultabile cliccando qui, l'AGCM ha rilevato come Eurocontent Ltd sfruttasse "articolati meccanismi mediante i quali ha indotto i consumatori a ritenere, contrariamente al vero, che i prodotti software presenti nel proprio sito Internet e generalmente disponibili gratuitamente in rete (quali Open Office, Opera, Adobe Acrobat Reader, VLC Media Player, ecc.) potessero essere scaricati senza alcun onere economico".

Adiconsum, una delle associazioni che operano a tutela del cittadino, ha promosso un'iniziativa che mira ad offrire uno strumento per segnalare la propria esperienza con "Easy Download" e tentare il recupero del danaro che fosse stato versato alla società. "Al fine di garantire la gestione transfrontaliera dei reclami, Adiconsum si è coordinata con il Centro Europeo Consumatori (CEC), Sportello incaricato dalla Commissione Europea per fornire assistenza e consulenza gratuita alle controversie transfrontaliere", ha fatto sapere l'associazione.
Pietro Giordano, segretario nazionale di Adiconsum, ha poi presentato un apposito modulo utile per inviare i dettagli relativi alla propria posizione.

Oltre a quella di Adiconsum, registriamo il commento dell'avvocato Tiziano Solignani che ha osservato come quanto deliberato dall’AGCM non abbia efficacia immediata e diretta nei rapporti tra "Easy Download" e gli utenti "avendolo solo per quanto riguarda la sanzione. Per ottenere il rimborso, i singoli «clienti» devono muoversi in proprio, aiutati sicuramente dalla decisione di AGCM che, però, è solo un primo passo", scrive Solignani. "Dalla parte degli utenti finali, il recupero si può presentare abbastanza difficoltoso e c’è da scommettere che molti utenti, specialmente quelli sprovvisti di una adeguata forma di tutela giudiziaria che paghi loro le spese legali, preferiranno abbandonare piuttosto che rischiare di spendere altri soldi. Una prima cosa che si può provare a fare è la classica raccomandata, in questo caso internazionale visto che la società responsabile è estera, ma se non si riceve risposta si deve poi, se si vuole coltivare ulteriormente la posizione, proseguire giudizialmente", ha aggiunto l'avvocato che, a questo indirizzo analizza dal punto di vista giuridico le opzioni percorribili.

Tiziano Solignani è avvocato cassazionista. Di recente ha pubblicato il testo "Guida alla separazione e al divorzio", dal sottotitolo "con tanti consigli per non arrivarci mai". Il libro contiene informazioni per tutti, a partire dalla creazione della coppia e dalla gestione della famiglia (anche) nelle unioni felici. Informazioni sul testo dell'avvocato Solignani sono reperibili cliccando qui.

I mille nomi della chiocciola

I mille nomi della chiocciola: "La famosa '@' delle mail possiede significati diversi e bizzarri nelle diverse zone del mondo. Dallo 'strudel' di Israele alle 'scimmie' della Serbia"

Roma - Si chiama proboscide d'elefante in Svezia, scimmia in Serbia e una parte delicata della scimmia in Olanda. Lumaca in Korea e piccolo topo a Taiwan. Si tratta delle molteplici e diversissime versioni dell'epica chiocciolina della email.

L'operoso simbolo "at", che quotidianamente permette l'invio di miliardi di mail, affonda le radici nel settore del commercio, un tempo usata solo da commercianti e ragionieri prima che il padre delle email, Raymond S. Tomlinson, la riciclasse nel 1971. Nonostante il suo creatore la definisca "solo una preposizione sulla tastiera", il suo significato assume valori e immagini diversi a seconda delle latitudini.

L'elenco dei termini di riferimento è davvero vario: sono presenti collegamenti con il cibo, parti del corpo, animali, molti di questi graficamente vicini alla forma di chiocciola. Per Karen Steffen Chung, professoressa associata di linguistica, inglese e fonetica presso la National Taiwan University di Taipei, si tratta di una specie di test di Rorschach, nel quale il linguaggio rivelerebbe attraverso i segni grafici riferimenti culturali importanti. "Il contenuto associato ai simboli è estremamente differente nelle diverse culture, motivo per il quale possono venire fuori cose bizzarre" conclude la studiosa.Il simbolo della nostra chiocciola è uno strudel in Israele e un filetto d'aringa in Repubblica Ceca; e ancora, una "sobachka" per cagnolini in Russia, una doppia alpha arricciata in Norvegia e, in Svezia, viene qualche volta chiamata col nome di "kanelbulle", dolce alla cannella tipico del posto. Gli svedesi, inoltre, presentano la lista più lunga di soprannomi, che include, tra gli altri, proboscide d'elefante, orecchio d'elefante, coda di scimmia, zampa di gatto e coda di gatto.

Affascinata dalle diverse idee associate al simbolo della chiocciola, una delle scoperte più curiose della professoressa Chan riguarda la varietà di termini presenti nella lingua serba. La parola "majmun" ne è un esempio: si tratta di una scimmia mutuata dalla Turchia e usata nelle versioni "majmunski rep" (coda di scimmia), "majmunsko-a" (monkey-ish). Alcuni paesi hanno parole ufficiali per indicare la proposizione "at": per lo Swedish Language Board, il termine riconosciuto è "snabel-a" (proboscide-a), da intendere "a" con proboscide di elefante. I giapponesi, famosi per la traduzione geograficamente tipica delle parole, usano "atto maaku", che significa semplicemente "at".

È probabile che Tomlinson non avesse in mente così tante versioni riferite alla "a commerciale" quando sviluppò il procollo per l'email. La sua unica decisione fu quella di apporre il simbolo "at" all'host name e allo username. Di certo non diede un significato specifico alla preposizione.

Cristina Sciannamblo


UK, indagini sugli avvoltoi del P2P

UK, indagini sugli avvoltoi del P2P: "Due partner della 'premiata ditta' Davenport Lyons finiscono nel mirino del loro ordine professionale. Nel mentre, il capoccia di ACS:Law si prepara alla stessa sorte"

Roma - Tempo di contrappasso per la premiata ditta Davenport Lyons, lo studio legale che ha popolarizzato il contrasto agli utenti del P2P a mezzo di lettere minatorie nel Regno Unito. Due soci dello studio dovranno presto rendere conto del loro operato davanti al Solicitors Disciplinary Tribunal (SDT) britannico, organo di controllo non sembra particolarmente soddisfatto della condotta tenuta dai due avvocati in questi anni.

L'indagine dell'SDT nei confronti di David Gore e Brian Miller è stata avviata lo scorso marzo, e finalmente ora è nota anche la data dell'udienza fissata per il prossimo 31 maggio 2011. La principale accusa indirizzata a Gore e Miller è di aver "agito con noncuranza" chiedendo l'esborso monetario ai presunti utenti condivisori basando la pretesa sull'individuazione di un banale indirizzo IP.

Ma un indirizzo IP per sua natura corrisponde solo a una macchina, dicono dall'SDT, non può essere in alcun modo considerato come la prova provata della colpevolezza di utente e non tiene conto del possibile "dirottamento" della connessione tramite WiFi, l'utilizzo del PC da parte di un parente e così via.Gli avvocati dovrebbero essere sempre controllati nel loro agire e muoversi solo e soltanto in difesa degli interessi dei propri clienti, dicono dall'SDT, ma le lettere minatorie spedite da Davenport Lyons "indicano che i convenuti affrontavano l'impresa in proprio". "Il riferimento al revenue sharing - dice l'SDT - indica che i convenuti consideravano lo schema attraverso cui operavano come un sistema per generare profitto".

Davenport Lyons ha da tempo abbandonato la strada delle lettere minatorie contro gli utenti del P2P, generando scandalo e malcontento tra le organizzazioni dei consumatori e l'opinione pubblica britannica e internazionale. Lo studio legale ha appaltato il suo "business" di lettere minatorie ai "colleghi" di ACS:Law, ma anche per loro - e per il gran capo Andrew Crossley - si profila un prevedibile contrappasso nei mesi a venire.

Amazon è arrivato in Italia

Amazon è arrivato in Italia: "News - In occasione dell'apertura, sconto del 30% sui libri e spedizioni gratuite per un anno a 9,99 euro.


A meno di una settimana dall'apparizione degli slogan pubblicitari, la versione italiana di Amazon ha aperto i battenti.

La presentazione è affidata a una lettera di Jeff Bezos, CEO di Amazon, il quale ricorda che la prima consegna italiana da un magazzino americano risale al lontano 3 agosto 1995.

Amazon Italia offre libri, musica, film, prodotti di elettronica, di informatica, giocattoli, elettrodomestici e orologi: grandi assenti sono il Kindle e la possibilità di scaricare contenuti multimediali (MP3, film e così via), ma probabilmente si tratta solo di una questione di tempo.

In occasione dell'apertura su oltre 2 milioni di libri viene praticato lo sconto del 30%. Sopra i 19 euro la spedizione è gratuita mentre a 8 euro è possibile ottenere l'invio a 24 ore.

C'è poi la possibilità di sottoscrivere Amazon Prime: in cambio di un abbonamento annuale pari a 9,99 euro si può ottenere la spedizione gratuita in due o tre giorni su milioni di articoli.

"Questo è solo l'inizio" scrive Bezos nella sua lettera: prossimamente vedremo che cosa abbia in serbo il negozio online più famoso, finalmente giunto nel nostro Paese.



P2P, quando il giudice perde la pazienza

P2P, quando il giudice perde la pazienza: Roma - Sono giorni alquanto delicati per il futuro delle macchinazioni legali escogitate dallo U.S. Copyright Group (USCG): l'organizzazione che ha importato negli USA la strategia delle minacce a mezzo lettera contro gli utenti del P2P si trova a dover affrontare l'impazienza di un giudice poco accondiscendente, che non ha alcuna intenzione di concedere i 5 anni di tempo richiesti per identificare tutti gli utenti - presunti condivisori - da minacciare e denunciare uno a uno nei rispettivi tribunali di competenza.

La causa è quella che coinvolge un gruppo di detentori dei diritti - su Far Cry, Gray Man, Call of the Wild 3D, The Hurt Locker - che hanno deciso di approfittare dei "servigi" dello USCG per individuare e denunciare chi ha scaricato e condiviso online copie non autorizzate delle suddette opere.

I due casi su cui lo USCG ha incontrato le resistenze del giudice Rosemary Collier coinvolgono i produttori di Far Cry e The Steam Experiment: Collier aveva inizialmente stabilito il termine per la individuazione degli utenti accusati entro lo scorso luglio, estendendolo poi fino al 18 novembre. Ma al 18 novembre lo USCG ha chiesto l'ennesimo rinvio, ricevendo dal giudice un'ultima, limitata concessione fino al prossimo 5 dicembre.Purtroppo per lo USCG, il provider Time Warner ha ottenuto dalla corte la possibilità di individuare le persone a cui corrispondono le migliaia di IP sospetti fornite dall'organizzazione a un ritmo di 28 al mese, in virtù del costo insito in questo genere di indagine nei log registrati dalle strumentazioni dell'ISP.

USCG vorrebbe avere a disposizione i nomi dietro agli indirizzi IP per procedere con l'invio di missive individuali con la corrispondente richiesta di risarcimento danni (presunti), ma il giudice Collier ha deciso di stabilire un limite temporale e anche uno di natura territoriale: a USCG sarà concesso citare solo gli utenti individuati entro il 5 dicembre e solo quelli che ricadono sotto la sua giurisdizione.

Il vademecum per evitare i body scanner

Il vademecum per evitare i body scanner: "Segnalazioni - Ecco illustrati i diritti dei passeggeri e i rischi connessi agli scanner aeroportuali.


Le questioni sollevate dalla presenza dei body scanner negli aeroporti statunitensi coinvolgono un numero sempre maggiore di persone.

Pare, infatti, che non tutti sappiano quali sono i propri diritti, e può persino capitare che il personale addetto alla sicurezza ecceda nel compiere il proprio dovere, come in effetti quanto capitato a un pilota non troppo tempo fa lascia supporre.

È nata così una piccola brochure - in inglese - che vuole aiutare i passeggeri a rendersi conto non solo dei propri diritti, ma anche dei possibili rischi.

Si fa presente, allora, come sia sempre possibile scegliere di sottoporsi a una perquisizione anziché passare attraverso lo scanner, e si indicano alcune attenzioni da avere per evitare abusi.

Sono esposte le preoccupazioni circa l'esposizione ai raggi X, condivise peraltro dalla American Pilots Association, i rischi per la privacy (le immagini avrebbero una definizione più alta di quel che si dice, e non è detto che non vengano conservate illecitamente) e quelli per i propri beni, abbandonati mentre ci si sottopone alla scansione.

Scarica la guida per evitare gli scanner aeroportuali

giovedì 18 novembre 2010

Una password per le reti Wi-Fi aperte

Una password per le reti Wi-Fi aperte: "Sicurezza - Interessante proposta per rendere sicure le reti gratuite e mantenerle aperte.

Per eliminare alla radice i pericoli derivanti dalle reti Wi-Fi aperte, che consentono di sottrarre facilmente i dati altrui come Firesheep ha portato alla luce estensioni come BlackSheep e HTTPS Everywhere possono aiutare, ma c'è una soluzione più semplice ed efficace.

Basterebbe che i fornitori di connessione Wi-Fi gratuita crittografassero le reti con WPA 2 e impostassero tutti la stessa password, per esempio la parola free.

Questa proposta viene da Chet Wisniewski, ricercatore di Sophos e si basa sul fatto che la password, nelle reti Wi-Fi protette da WPA 2, serve solo per accedere alla rete; poi il router e il computer negoziano una chiave crittografica univoca per proteggere le comunicazioni, che così non possono essere intercettate dagli altri utenti della rete.

Il sistema è dunque semplice e richiede pochissimo sforzo sia da parte degli utenti che da parte dei vari gestori delle reti.



Gli utenti si ribellano ai contatori troppo intelligenti

Gli utenti si ribellano ai contatori troppo intelligenti: "News - Le apparecchiature installate in Francia sarebbero troppo costose e invasive della privacy. In Italia non è diverso.

Dall'inizio del 2012 Electricité de France (EDF) inizierà la sostituzione dei vecchi contatori con un nuovo tipo di apparecchiatura definita "comunicativa" oppure, tenendo conto delle funzioni di cui è capace, "intelligente".

Si tratta in sostanza di un piccolo computer chiamato Linky che, similmente ai contatori dell'ENEL, è in costante comunicazione con la centrale distributiva dell'energia in modo che sia possibile fronteggiare al meglio i picchi di domanda durante la giornata.

Come tutte le apparecchiature elettroniche ha un costo non proprio economico, visto che si parla di un addebito che potrebbe anche arrivare fino a 240 euro a famiglia.

La spesa verrà rateizzata in bolletta ma non è tanto l'importo a far sollevare le maggiori obiezioni quanto il modo in cui vengono trasmesse le informazioni sui consumi: ogni 10 o quindici minuti, e senza che venga garantita la riservatezza dei dati durante la trasmissione e nel successivo periodo di elaborazione e conservazione.

In sostanza - lamentano le organizzazioni dei consumatori - attraverso il nuovo contatore sarebbe possibile accedere ad una serie di elementi circa le abitudini di una famiglia, dall'ora della sveglia alla qualità e quantità dei consumi di energia e quindi, indirettamente, al tenore di vita familiare.

Inoltre non è stato valutato adeguatamente il risparmio che EDF realizzarà riducendo il numero dei letturisti e pare del tutto infondata la promessa secondo cui il nuovo contatore renderebbe possibile un risparmio anche consistente in bolletta.

Secondo la Commissione Nazionale Informatica e Libertà (CNIL) Linky sarebbe particolarmente intrusivo sia per la possibilità di aggiornamento del software da remoto - o anche attraverso una chiavetta USB - che per quella di apportare modifiche contrattuali (potenza erogata, sospensioni ecc.) senza l'intervento diretto o indiretto dell'utente.

L'Agenzia dell'ambiente e del Risparmio Energetico (ADEME) stigmatizza invece il fatto che sarebbero disponibili soltanto a pagamento le informazioni all'utenza relative ai propri dati, a cominciare dai consumi giornalieri.

In Italia la situazione, già vissuta, è più o meno la medesima ma con una nota negativa in più.

Infatti i contatori "intelligenti" dell'ENEL pretendono di restare sempre online, di modo che l'utente è obbligato a lasciare sotto tensione il proprio impianto anche in caso di assenza prolungata.

Inoltre in caso di disconnessione o in mancanza di consumi, la gestione di un'utenza che non consuma diventa un costo e pare che le aziende elettriche abbiano preso l'abitudine di richiedere alle anagrafi comunali se l'intestatario sia o no reperibile all'indirizzo di fornitura.

Il bel risultato di tutto ciò è che l'utente si trova avviata una procedura di cancellazione dalla popolazione residente, dalle liste elettorali e quant'altro, a causa magari di un prolungato soggiorno altrove per lavoro o semplice divertimento, rientrato dal quale sarà "senza fissa dimora". Ma tuttavia con l'obbligo di pagare ICI e tassa rifiuti.


HADOPI all'italiana: AGCOM e il coraggio dell'indipendenza

HADOPI all'italiana: AGCOM e il coraggio dell'indipendenza: "di G. Scorza - La palla di regolamentare la tutela del diritto d'autore passa all'AGCOM. Cosa e' accaduto, costa sta accadendo, cosa potrebbe accadere. E cosa si dovrebbe scongiurare"

Roma - Negli ultimi giorni, in Rete, sono circolate indiscrezioni trapelate dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni secondo le quali quest'ultima starebbe lavorando ad una disciplina sull'enforcement dei diritti d'autore ispirata alla famigerata HADOPI francese.
Vale, pertanto, la pena di provare a fare il punto di quanto accaduto, quanto potrebbe accadere e quanto, invece, non è né costituzionalmente, né socialmente sostenibile accada davvero.

Cominciamo dai fatti certi e da quelli meno certi.
Non c'è nessun dubbio che l'Autorità, in questi giorni, stia lavorando alla bozza - se non addirittura ad un testo definitivo - di regolamento per l'enforcement dei diritti d'autore nelle attività di fornitura di servizi media audiovisivi.
Tanto, infatti, le impone l'art. 6 del Decreto Romani (D.Lgs. 15 marzo 2010 n. 44).
Non c'è tuttavia alcun modo - data la mancata reazione dell'Autorità - dinanzi alle indiscrezioni sin qui trapelate, per dire in che termini il documento i cui stralci sono stati pubblicati online rifletta l'orientamento definitivo degli uffici del Presidente Calabrò.
Sul punto torneremo, però, più avanti.

Non credo, invece, che vi sia alcun pactum sceleris tra internet service provider ed AGCOM, in forza del quale i primi si sarebbero dichiarati disponibili ad agire quali "braccio armato" della seconda nell'attività di contrasto alla pirateria online, come ipotizzato nei giorni scorsi su queste stesse pagine.
La posizione dei provider italiani, infatti, al riguardo è sempre stata diametralmente contraria all'idea di lasciarsi trasformare in sceriffi della Rete e l'esperienza francese, nella quale proprio i provider sono oggi i principali nemici della HADOPI per i costi che l'attuazione di tale legge impone loro di sostenere, dovrebbe, da sola, valere a fugare ogni dubbio in questa direzione.
Sin qui su quanto accaduto negli ultimi giorni.Veniamo ora a quanto, forse, sta per accadere ed a quanto occorre scongiurare il rischio che accada.
Nel febbraio del 2010, solo un mese prima che l'attuale Ministro Paolo Romani sganciasse sulla Rete il suo Decreto contro internet, minacciando di trasformarla in una grande TV, l'Autorità Garante aveva pubblicato un'indagine conoscitiva proprio sul "diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica".
Nello Studio - indubbiamente equilibrato, ponderato e frutto di un'attenta riflessione - l'Autorità ha rappresentato alcuni principi che non può ora né ritrattare né tradire senza correre il rischio di apparire "tirata per la giacchetta" dai titolari dei diritti.

Cominciamo dal primo di tali principi. L'Autorità, nel proprio Studio, dà atto, con grande onestà intellettuale, che non esistono, allo stato, dati affidabili né circa le conseguenze della cosiddetta pirateria online, né circa l'entità del fenomeno, né in relazione alle conseguenze della progressiva diffusione di risorse di connettività a banda larga sul fenomeno stesso.
Al riguardo, anzi, gli uffici di Calabrò ipotizzano addirittura che "la diffusione della banda larga in Italia, dando impulso allo sviluppo del mercato legale dei contenuti digitali audiovisivi, potrebbe anche agire da deterrente rispetto al P2P".
Si tratta di dati ed informazioni imprescindibili per l'elaborazione ed il varo di qualsiasi misura di contrasto alla pirateria audiovisiva.
In assenza di questi dati ogni iniziativa dell'Autorità sarebbe incoerente con quanto emerso nell'ambito della citata indagine conoscitiva e risulterebbe pertanto ingiustificata.

Sul punto occorre essere estremamente chiari: la materia del diritto d'autore in Rete investe - come peraltro riconosciuto dalla stessa Autorità - troppi interessi costituzionalmente rilevanti perché la sua disciplina possa essere dettata sulla base del "sentito dire" o del "dedotto" da parte dei soliti noti dell'industria audiovisiva e della SIAE.
Servono studi, ricerche, monitoraggi seri ed imparziali e solo dopo potrà ipotizzarsi - ove risulti effettivamente necessario - di introdurre nell'Ordinamento ulteriori e più efficaci misure di contrasto alla pirateria.
In difetto l'Autorità correrebbe il rischio di coprirsi di ridicolo come già accaduto al Prof. Masi che, nel settembre del 2008 annunciò al mondo, in una solenne conferenza stampa a Palazzo Chigi che, in due mesi, il suo neo-istituito Comitato contro la pirateria audiovisiva avrebbe elaborato un pacchetto di misure idonee a contrastare un fenomeno che produceva all'industria danni per oltre 2 miliardi di euro l'anno.
La storia racconta che, ad oltre due anni da allora, il Prof. Masi ed i suoi uomini non siano stati, sin qui, in grado né di confermare i numeri stratosferici sul preteso danno da pirateria né di elaborare alcuna possibile soluzione.

L'Autorità Garante, nella sua indagine conoscitiva, ha fissato inoltre un altro importante principio del quale, oggi, non ci si può dimenticare: sul terreno della disciplina del diritto d'autore vengono in rilievo una pluralità di interessi contrapposti, tutti egualmente meritevoli di tutela.
Accanto a quelli ovvi e mai dimenticati dei titolari dei diritti, si collocano infatti - e gli uffici del Presidente Calabrò dimostrano di esserne consapevoli - quelli di tutti i cittadini alla libertà di espressione, all'accesso alla cultura, all'accesso ad Internet ed alla privacy.
Si tratta di una constatazione inconfutabile e dalla quale l'eventuale futura regolamentazione della materia non potrà prescindere.
Ogni eventuale ulteriore misura antipirateria, per essere costituzionalmente sostenibile, deve risultare dal bilanciamento dei citati contrapposti interessi.
Nessuna compressione della libertà di manifestazione del pensiero, del diritto alla privacy o di quello ad accedere alla cultura - fine ultimo, troppo spesso dimenticato e tradito, della legge sul diritto d'autore - è ammissibile in assenza della prova che si tratti di un sacrificio indispensabile per la tutela di un interesse collettivo valutabile come superiore e preponderante. In questa prospettiva non può mai essere dimenticato che, in genere, quando si parla di enforcement dei diritti d'autore, si parla di diritti patrimoniali di pochi che si contrappongono a diritti fondamentali di molti.
Soluzioni che contemplino monitoraggi o tracciamenti diffusi delle comunicazioni elettroniche e/o schedature di massa degli utenti così come oscuramenti di siti internet o filtraggi di contenuti sono, pertanto, sempre da ritenersi privi di cittadinanza nel nostro Ordinamento.
La nostra costituzione non tollera che un cittadino onesto si veda compresso l'esercizio di proprie libertà fondamentali nel tentativo - peraltro spesso vano - di sanzionare un cittadino disonesto, né che un bit di informazione lecita sia resa inaccessibile per precludere l'accesso ad un bit di informazione illecita.
Trovare una soluzione costituzionalmente sostenibile è la sfida che l'Autorità Garante si trova ora a dover affrontare ed alla quale non può e non deve sottrarsi.

Nella propria indagine conoscitiva del febbraio scorso, l'AGCOM fissava un altro principio che oggi non può né dimenticare né tradire.
La SIAE - nonostante l'ipertrofia dei profili pubblicistici dei quali lo Stato ha lasciato si ammalasse - è un ente rappresentativo di interessi privati e di parte e, dunque, in ogni dinamica e procedimento di contrasto alla pirateria, non può essere chiamata né autorizzata a svolgere funzioni di diversa natura, né possono esserle attribuiti poteri maggiori di quelli riconosciuti ad ogni altro soggetto portatore di interessi privati.
In particolare, la SIAE, non è - come spesso sembra ritenere e ritenersi - soggetto super partes, né "garante" della cultura nel nostro Paese in ambito digitale come, d'altra parte, in ambito analogico.
Ogni eventuale nuova regolamentazione di contrasto alla pirateria audiovisiva, pertanto, dovrà tener conto di tali circostanze e non attribuire alla SIAE nessun compito diverso dal segnalare ipotesi di violazione di diritti d'autore delle quali, peraltro, quest'ultima, dovrà venire a conoscenza senza poter contare su alcun "potere ispettivo" speciale.
L'accertamento dell'effettiva violazione e, a maggior ragione, l'irrogazione di eventuali sanzioni dovrà, sempre, essere compito esclusivo di un'Autorità terza e non portatrice di alcun interesse di parte.
Ma c'è di più.

Nel proprio studio del febbraio scorso, infatti, l'AGCOM riconosceva come fosse da "escludere, de iure condito, la possibilità per l'Autorità di intervenire a infliggere una sanzione amministrativa in capo all'autore dell'accertata violazione".
Le sanzioni a carico degli utenti, pertanto, non possono che restare appannaggio esclusivo dell'Autorità Giudiziaria non essendovi, peraltro, nessuna buona ragione per la quale, in materia di diritto d'autore, dovrebbe derogarsi alle regole generali che sovrintendono l'accertamento e l'irrogazione delle sanzioni in ogni altro ambito.
Nessun regime né potere speciale.
Non può competere ad un'Autorità Amministrativa semi-indipendente - spiace doverlo sottolineare ma si tratta di circostanza che sfortunatamente trova conferme tanto nel meccanismo di nomina dei commissari che in taluni gravissimi episodi di cronaca - la gestione di un procedimento di accertamento di un illecito e quello di irrogazione di sanzioni che hanno per oggetto o per effetto l'inibitoria all'accesso di taluni contenuti, poco importa come ottenuta sotto un profilo tecnico.

Tale genere di provvedimenti, infatti - come correttamente riconosciuto dalla stessa AGCOM nella propria indagine conoscitiva - è legato a doppio filo a questioni connesse all'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e, dunque, ad un tema ben più sensibile politicamente di quanto non sia il diritto d'autore. Un ordinamento democratico non può affidare ad un soggetto di nomina politica il potere di decidere di rendere inaccessibili a tutti i cittadini taluni contenuti.
E se domani l'AGCOM si trovasse ad ordinare ai nostri ISP di inibire l'accesso alle pagine del Times online, giornale - lo si dice solo per ipotesi - con una linea editoriale avversa alla maggioranza di governo? Chi o cosa potrebbero sottrarre l'AGCOM al comprensibile sospetto che con la scusa della tutela del diritto d'autore si sia, in realtà, perseguito o protetto un interesse politico?
Sono scenari dei quali occorre preoccuparsi oggi e che devono essere scongiurati.

La parola ora spetta all'AGCOM, dalla quale cittadini ed utenti - tutti onesti sino a prova contraria - si attendono un comportamento ponderato, responsabile, imparziale ed indipendente.
L'Autorità, per non deludere tali aspettative, dovrebbe avviare uno studio attento del fenomeno della circolazione dei contenuti audiovisivi leciti ed illeciti sulle Reti di comunicazione elettronica allo scopo di verificare tanto lo sviluppo ed i limiti del mercato che l'entità del pregiudizio eventualmente ad esso arrecato dalla cosiddetta pirateria audiovisiva.

Nell'ambito dello stesso studio, inoltre, l'Autorità potrebbe e dovrebbe indagare l'esistenza di nuovi modelli di business, eventualmente, da promuovere ed incentivare.

Solo a valle dell'acquisizione dei risultati di tali ricerche e, in relazione a quanto eventualmente emerso si potrebbe poi pensare ad una massiccia campagna educativa sul "valore dei bit e della creatività", stimolare lo sviluppo da parte dell'industria - quella cinematografica in particolare - di un'offerta lecita e multicanale online, sin qui completamente mancata, e eventualmente promuovere best practice trasparenti ed equilibrate tra utenti ed internet service provider per l'uso della Rete.
Sono queste le carte che un'Autorità indipendente e moderna si giocherebbe.

L'AGCOM ne avrà il coraggio o preferirà ripiegare sul facile approdo di far contenti i soliti noti, immolando i diritti degli utenti e consumatori?
Non resta che stare a vedere ed augurarci che prevalga il buon senso e, per una volta, esca sconfitta la tracotanza e l'egocentrismo di certi titolari dei diritti (generalizzare è sempre sbagliato) che sin qui hanno preteso di dettare le regole di un gioco che per loro vale solo qualche decina di milioni di euro in più o in meno, mentre per milioni di utenti e cittadini onesti significa la possibilità o l'impossibilità di esercitare diritti e libertà fondamentali di incommensurabile valore economico.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione


Tra pochi giorni il registro contro lo 'spam telefonico'

Tra pochi giorni il registro contro lo 'spam telefonico': "Mancano pochi giorni al varo del 'registro pubblico delle opposizioni', uno strumento che dovrebbe permettere agli utenti di evitare qualunque contatto telefonico da parte di aziende attive nel settore del telemarketing. L'iscrizione al nuovo registro, che sarà possibile a partire dal prossimo 17 novembre, consentirà di porre un freno alla ricezione di chiamate promozionali da parte degli utenti che esprimeranno un esplicito dissenso. L'abbonato al servizio telefonico potrà esprimere la sua intenzione di essere incluso nella 'black list' nazionale ricorrendo a molteplici canali (compilazione di un modulo elettronico via web, invio di un'e-mail, fax o chiamata gratuita ad un numero verde).

Come si spiega dal Ministero dello Sviluppo Economico, 'l'iscrizione al registro da parte degli abbonati preclude nei loro confronti qualsiasi trattamento per scopi pubblicitari o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, mediante l’impiego del telefono, senza distinzione di settore di attività o di categoria merceologica'."

Easydownload, ci pensa l'antitrust

Easydownload, ci pensa l'antitrust: "Maxi-multa a carico del sito controllato da Euro Content Ltd. L'azienda tedesca avrebbe condotto pratiche commerciali scorrette, facendo pagare per cio' che e' gratis"

Roma - 960mila euro di multa, per aver condotto "pratiche commerciali scorrette a danno di migliaia di consumatori". È così calato il pugno più duro da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), a colpire le attività illecite del sito web che "fa pagare ciò che è gratis". Ed è una sanzione in formato maxi quella stabilita a carico di Euro Content Limited, l'azienda con base a Francoforte titolare del famigerato sito easydownload.info.

Uno spazio online che aveva attirato nel tempo le più vibranti proteste da parte di migliaia di utenti, rivoltisi con decisione sia ai vertici del Garante che a varie associazioni dei consumatori. L'imponente sanzione pecuniaria è ora arrivata a fermare definitivamente una vera e propria truffa da parte del sito, architettata a partire da una serie di link ottenibili dagli utenti a mezzo motori di ricerca.

Questi collegamenti portavano i malcapitati a visitare specifiche pagine per il download di software normalmente gratuiti, come ad esempio OpenOffice, Acrobat Reader e VLC. I link permettevano agli utenti di bypassare completamente la homepage di easydownload.info, in cui era esplicitamente indicata la necessità di siglare un abbonamento di 96 euro (biennale, ad 8 euro al mese) per poter effettuare il download.

AGCM condanna le pratiche commerciali di Easy Download

AGCM condanna le pratiche commerciali di Easy Download: "L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha deciso: la pratica commerciale utilizzata da 'Easy Download' è stata ritenuta scorretta ed alla società inglese ('Eurocontent Ltd') responsabile della gestione del servizio, comminata una sanzione complessiva pari a 960.000 Euro.
La decisione dell'AGCM (nella foto, il Presidente Antonio Catricalà) è arrivata dopo le centinaia di segnalazioni che si sono susseguite a partire dallo scorso mese di aprile ed alle ripetute richieste d'intervento pervenute da Altroconsumo, Adiconsum, Aduc, Codacons, Unione Nazionale Consumatori e Federconsumatori.

Eurocontent Ltd ha applicato una serie di pratiche SEO (Search Engine Optimization) attraverso le quali era riuscita a guadagnare i primi posti per le ricerche, sui motori di ricerca, relative ad alcuni famosi software. Digitando il nome di tali programmi accanto ai termini 'gratis' o 'gratuito', veniva proposto un link al sito 'Easy Download' o ad alcuni domini correlati."

mercoledì 17 novembre 2010

Un album contro il copyright

Un album contro il copyright: "Esce l'ultimo disco di Girl Talk, DJ amante del mashup e dei remix. Ennesima sfida ai detentori dei diritti. Ma non e' l'unico artista in odore di vertenze legali: il caso Pogo-Disney"

martedì 9 novembre 2010

Wikileaks, filiazioni e asili politici

Wikileaks, filiazioni e asili politici: "Il sito di controinformazione dovrebbe presto fare i conti con una nuova organizzazione che opera nello stesso ambito. I transfughi di WikiLeaks intendono dare del filo da torcere a Julian Assange"